Bersani vs D'Alema "tutti e due i piedi nel Pd", Renzi? "hai visto mai che vuol uscire dal Pd? Sarebbe una notizia ragazzi…"

. Politica

Pier Luigi Bersani non e' d'accordo con la strategia di D'Alema di abbandonare il Pd con il "malessere" che sta ponendo le condizioni per creare  un'altra forza che sia rappresentativa della sinistra e dei valori del vecchio Pci. Così, dal palco della tre giorni di Sinistra riformista a San Martino in Campo (dove Prodi tenne un seminario con i ministri dell'Ulivo), Bersani si definisce con "tutti e due piedi nel Pd", commentando l'ipotesi di scissione evocata dal lider Maximo. "Mi metto pienamente nel solco di quello che ha detto Roberto (ndr Speranza). Semmai, può essere qualcun altro a decidere di andarsene "", ha aggiunto, sfoderando la sua ironia. "In un retroscena - ha spiegato - e' uscita una cosa che dice 'se alla prossima direzione non si dimostra lealtà le nostre strade si dividono….". Oh hai visto mai che (ndr.Renzi) vuole uscire dalPd? Sarebbe una notizia ragazzi!". E ride compiaciuto per la sua battuta. Bersani ha insistito sulla necessita' di stare uniti. "Siamo un partito e si ragiona insieme. Se pensiamo che i problemi dell'Italia li risolva un uomo solo…", le sue parole. Rivolto a Speranza, aggiunge che "e' uno che non ha bisogno di rottamare. Quelli della mia generazione, e qui ce n'e', non hanno bisogno di essere rottamati, la nostra generazione di quest'area non ha niente da chiedere. Io dico solo 'chiedetemi chi erano i Beatles', basta, punto. E Roberto chi erano i Beatles lo chiede, così possiamo andare avanti bene". Quanto alle fiducia l'ex segretario dice: "Saremo piu' liberi" , quando vogliono approvare la riforma della Bce, con norme che non vanno, Renzi la fiducia, se vuole, se la voti con Verdini, "in democrazia la rappresentanza vuol dire rappresentare, non significa ubbidire". Ancora: "Se insistono sul principio di cancellare l'indivisibilità delle riserve di una banca cooperativa, io rispondo:'anche se metti dieci fiducie, non te la voto". Te la fai votare da Verdini, che e' uno esperto di credito cooperativo… Poi, "Giacchetti non e' autorevole e a Napoli si perde". Insomma l'Apocalisse evocata da D'Alema non ha riscosso successo. La ruggine tra Bersani ed il suo vecchio capo e' ancora tutta li', a impedire nonostante una convergenza nell'analisi, ogni forma d'accordo sulla strategia. La scissione non piace a San Martino in Campo, la parola d'ordine e' "combattere per riprendersi al più presto, prima che sia tropo tardi, la "ditta". Anche Reichlin giudica l'intervento di D'Alema sbagliato. Comunque non si parla d'altro dopo che D'Alema si e' ripreso la scena, nel tentativo di egemonizzare la discussione, eccitando gli animal spirits che vogliono trasformare la direzione del 21 in una specie di "Che fai, mi cacci!". Il fatto che D'Alema abbia trattato la minoranza dem come una sorta di "morti viventi", di zombie della politica, incapaci di incidere nelle scelte importanti, non e'piaciuta. Per D'Alema il Pd (creato dal suo"nemico" numero 1, Veltroni) e' un errore storico da superare, facendolo "saltare", insieme naturalmente a Renzi, con un uno-due, prima le amministrative, poi il referendum. Poi rincominciare tutto da capo, con un partito di sinistra (che riprenda i valori delle gloriose Botteghe Oscure di Togliatti e Berlinguer), nella consapevolezza che c'e' un pezzo di cattolici che non disdegna l'idea di rifare la Margherita. Per poi allearsi, ma ognuno portando avanti le sue bandiere. Invece il duo Bersani-Speranza non vuole prendere in considerazione l'ipotesi dun fallimento del Pd, ma vuole "salvarlo", per evitare che diventi una forza centrista. E' vero Cuperlo balla (ndr. vuole fare con Renzi quello "buono" della sinistra), D'Alema marcia per suo conto, ma per Bersani nell'immediato e' importante fare un "correntone" in vista del Congresso. Un correntone che sia in grado di strappare piu del 10% e quindi questa quota di candidati alle prossime politiche, che gli garantirebbe una sorta di "golden share" sul governo. D'Alema invece e' convinto che Renzi li farà fuori tutti o quasi e che i posti alla sinistra li dara' solo a quelli "buoni", e a quelli della sinistra che dice lui. La convention di San Martino in Campo era stata aperta dal giovane Roberto Speranza, che alla fine della tre giorni, verra' incoronato leader della minoranza. "La nostra sfida - ha detto - e' dentro il Pd. E' il nostro partito, ci crediamo, lo amiamo. Ma vogliamo aiutarlo a cambiare rotta. Il centrosinistra si puo' ricostruire solo se si riparte dal Pd". E la scelta del luogo del convegno, che evoca il conclave dell'ulivo di Prodi, non e' casuale. 

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