Pd: C'eravamo tanto odiati. Psicanalisi politica di una "scissione emotiva" tra "dinosauri (ex Pci) e l'usurpatore (Renzi)

. Politica

Nel Pd sembra essere svanito ogni residuo di sentire comune. Si detestano, si vogliono male, non credono in un destino condiviso. Renzi nel commentare  l'intervista in cui D'Alema invocava una scissione che verra' per il "malessere" diffuso nel popolo del Pd, riesumava la categoria dell' "odio" politico, come chiave per definire l'aggressivita' del lider maximo. Il conflitto tra linee politiche, che pure dovrebbe modellare i rapporti anche tempestosi tra componenti dello stesso partito, diventa inconciliabilità, addirittura incompatibilità, "gufi" contro "arroganti". Questa brillante analisi e' stata fatta da Perluigi Battista sul Corriere. Mai, anche nei partiti devastati della prima Repubblica, si era manifestato il potentissimo desiderio di una sonora sconfitta elettorale per il proprio simbolo. Questa e' roba da psicoanalisi "una scissione emotiva" per preparare la cacciata dell'"usurpatore". Dall'altra parte non si ricorda un segretario di partito, che prevede al suo interno diverse anime, dunque non monolito e autoritario come ad esempio fu il Pci, rivendicare puntualmente di avere "asfaltato" la minoranza interna. Se per il Pd le conseguenze di questo auto-cannibalismo non saranno catastrofiche e' solo perché  l'antagonista di sempre, il centrodestra, e' in una condizione di agonia, quasi di dissoluzione. Come avviene nei  matrimoni che si rompono le colpe sono un po' distribuite nella coppia. Da un lato il giovane leader toscano con il suo giglio magico che considera la minoranza dei "dinosauri", una banda di stagionati vecchietti, in piu conservatori, immersi nel vecchiume di quella sinistra tafazziana, condannata perennemente a perdere. Con Renzi, padrone assoluto della 'ditta' che fu di Bersani, che li chiama a chinare il capo e a non osare di ostacolare le sue decisioni. Una continua battaglia per "asfaltare" la minoranza. Dall'altra pare i "dinosauri" o "gufi", come dir si voglia, continuano la loro guerriglia, alla vietcong, preparando continue imboscate, ma senza sferrare mai il colpo finale. Avrebbero potuto farlo nel voto sulla fiducia per le riforme ed anche in altre occasioni. La minoranza di Bersani non rompe, come invocato da D'Alema, per paura di non trovare fuori dal perimetro del Pd i voti che giustificherebbero una simile scelta. Anche fuori dal Pd infatti sono i personalismi a prevalere, tanto che i vari Civati, Fassina, Cofferrati e D'Attorre, non si uniscono. Nessuno, oltre ai parenti più stretti e agli osservatori più maniacali, attaccati alle minuzie della politica, riesce a capire perché' non si mettano insieme per fare qualcosa a sinistra del Pd che abbia una sua dignità politica e credibilità. E' così' che la minoranza di Bersani spera ed in qualche modo "aiuta" uno scivolone del'Usurpatore, quel giovane toscano che per dirla con Cofalonieri e' riuscito, a' dove non e' riuscito il suo amico Silvio, "fare fuori i comunisti". Certo e' che un partito che scommette contro se stesso rischia molto. Catastrofe evitata finora per la debolezza dell'avversario. Ma fino a quanto durerà?

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