Alla "bombardistica" uscita di D'Alema e all'offensiva di Bersani, Renzi contrattacca: "In preda a demoni personali", "appuntamento" in direzione e al Congresso

. Politica

"Massimo D'Alema con la sua bombardistica intervista al Corriere, e la contraerea con cui la  maggioranza, ha chiuso il dialogo con la minoranza, segna un salto di qualità nella guerra civile del Pd, Si può dire che da oggi i contendenti sono andati ai materassi e nessuno esclude più niente in uno scontro in cui ogni colpo e' ormai lecito". E' questa l'analisi di Antonio Polito sul Corriere. E se e' vero che dividere torto e ragione appare un futile esercizio - sempre secondo Polito - Renzi ha ragione quando dice che D'Alema sembra "ormai mosso dall'unico obiettivo di riprendersi il Pd ad ogni costo, anche a costo di una sconfitta elettorale alle prossime comunali (del resto D'Alema non era mai stato in minoranza nel suo partito da quando aveva i calzoni corti, e non si può escludere che preferisca tornare in maggioranza in un nuovo e più piccolo partito). Ma Renzi dovrebbe, a sua volta, riconoscere che neanche lui può essere disposto a tutto  per comandare nel partito. Comunque il premier ha una ragione in più dei suoi avversari, da cui discende anche un responsabilità in più. Lui governa l'Italia, con l'ambizione di cambiarla. E poi per tutti gli italiani che con il Pd non hanno nulla a che fare, ma ai risultati del governo sono invece molto interessarti, la vita interna del partito del premier conta solo per i riflessi che può avere sull'azione del governo. Tocca quindi a Renzi valutare quanti gradi di separazione nel Pd sono compatibili con la stabilita' e l'affaccia de governo, se insomma gli conviene riammettere la minoranza nel salotto buono o sbatterla fuori dalla porta. Fin qui l'analisi di Polito. Nel fronte della guerriglia interna, c'e' anche la rabbia di Bersani, che sottolinea come non si era "mai visto una maggioranza che disertasse convegni degli altri (A Perugia per la tre giorni della sinistra interna non era infatti presente nessuno dell'area renziana. Snobbati…). Roba mai vista nel partito".  Nel tutto c'e' da registrare l'apparente "distacco di Renzi" secondo il quale tutta la minoranza e' "in preda a demoni personali". Insomma molti avrebbero bisogno di una terapia di liberazione dalla rabbia, intesa come incapacità di "incassare le sconfitte". Poi c'e' un altro aspetto che probabilmente Renzi tirerà fuori nella direzione del 21, quello della resa dei conti. (Ma quante volte si e' parlato di resa dei conti, senza che nulla accadesse…). "Quando al governo c'erano loro - le osservazioni del premier - non mi pare che abbiano avuto lo stesso coraggio nei confronti dei diversi poteri del paese, dai sindacati alle banche". Un concetto ripetuto come un mantra "noi stiamo cambiando il paese, siamo pancia a terra ogni giorno per governare". Ma Renzi pensa anche di cambiare il modello partito e ha un'idea rivoluzionaria, quella di aprire e coinvolgere nel Pd gli elettori donatori, vale a dire quei 550mila italiani che hanno donato il 2 per mille del reddito nella dichiarazione del reddito. Una quota di elettori (di quasi sicura fede renziana) non per forza iscritti (sono 382mila), lontani dai circoli e dalle vecchie dinamiche, ma una forza viva che può contribuire a ridisegnare il partito. Le somme Renzi le tirerà solo nei prossimi mesi. Intanto tende a minimizzare per quel che e' possibile ed invita a trovare l'unita'. "Il dibattito interno di tutti i partiti (talvolta purtroppo anche nel Pd) sembra surreale - scrive nella sua e-news settimanale-, ai miei compagni di partito che pongono grandi problemi sulla visione strategica della sinistra, in Italia e nel mondo, do' appuntamento per lunedì prossimo, in direzione, e soprattutto al Congresso del 2017". Congresso che il premier non vuole anticipare nonostante il pressing della minoranza. 

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