Guerra Renzi-M5S, il premier a Di Maio (sempre più leader in pectore del M5S), "misero e meschino". Lui risponde "Boschi dimettiti"

. Politica

Ormai e' guerra aperta tra Renzi ed i Cinque Stelle, che ritiene gli avversari più temibili, soprattutto per le politiche. Tutto comincia con le affermazioni del grillino Di Maio, che ha depositato sulla tomba di Don Peppe Diana, il parroco ucciso 22 anni fa dalla camorra, una lettera con scritto: "Ti hanno ucciso due volte. Non sono stati i camorristi, ma il premier, sottosegretari e ministri". L'accusa per Di Maio, che appare sempre di più come il candidato premier del M5S per le prossime politiche, si rivolge al governo per avere tagliato i fondi per le vittime della mafia. Passano pochi minuti ed il Pd chiede le sue dimissioni "per mancato rispetto del suo ruolo istituzionale, da vicepresidente della Camera. Poi e' Renzi in persona a sferrare la sua contro offensiva, "pensare che di fronte a martiri della camorra si possano utilizzare le cerimonie e le ricorrenze per tirare addosso agli altri partiti e' il segno più meschino e misero cui può arrivare la politica". Al Congresso dei giovani democratici, il premier spiega: "C'e' chi utilizza il riferimento alla mafia per farci campagna elettorale, ma dove c'e' la criminalità una politica seria  non si rinfaccia l'un con l'altro le reciproche difficoltà ma prova tutta insieme a sconfiggere le mafie". Difficile dargli torto. Ma di Maio non ci sta, e mischia le pere con le mele, aprendo un altro fronte dopo che Pierluigi Boschi, il papa' della ministra Maria Elena, risulta indagato per bancarotta fraudolenta per la vicenda di banca Etruria. Se e' vero come si diceva che le colpe dei padri non possono ricadere sui figli, Renzi pensa, a ragione, che le colpe dei padri non possono ricadere sui figli o sulle figlie...Ma tant'e', Di Maio che si sente investito del ruolo dello sfidante di Renzi, attacca: "Tutto il Pd dovrebbe dimettersi a cominciare dal ministro Maria Elena Boschi", il cui padre e' indagato per bancarotta fraudolenta. Per Di Maio, che ha postato una dichiarazione su Facebook, "questo governo non può continuare a legiferare sulle banche con un membro così coinvolto". 

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