Napolitano difende la "sua" riforma e sul referendum "Giusto astenersi". Referendum diventati pro o contro qualcuno

. Politica

Giorgio Napolitano, qualche volta, non manca di fare sentire la sua sempre autorevole voce. "Astenersi e' lecito", ha detto a proposito del referendum delle trivelle, che sembra appassionare solo una piccola parte di italiani. Posizione ben diversa da quella espressa dal presidente della Corte Costituzionale, Grossi e che attira le critiche degli esponenti politici sostenitori del si'. In un'intervista a Repubblica Napolitano difende poi la riforma costituzionale, tenacemente portata avanti da Renzi, che considera anche "sua". "Gli allarmi per la democrazia e la libertà - spiega l'ex calpo dello Stato - sono stati usati al solo fine di bloccare un rinnovamento da lungo tempo atteso e, dalle parti più diverse, considerato necessario. Che giunge già con grave ritardo. Bisognerebbe stare seriamente nel merito di quello che si e' elaborato e votato a maggioranza e non lanciare allarmi per la libertà e la democrazia". E qui Napolitano tocca il cuore dei referendum, che ormai sono stati trasformati radicalmente. Non si vota più per l'oggetto del quesito ma pro o contro qualcuno. Cioè se uno e' per Renzi, domenica non va a votare sulle trivelle, magari anche se e' convinto che sarebbe meglio votare per il si'. E viceversa chi vuol dare un colpettino al premier va comunque a votare. La questione l'affronta Pierluigi Battista sul Corriere, "L'istituto del referendum - scrive - ha per vocazione la possibilità di respingere o confermare qualcosa, una legge, un valore, una norma, un principio: Si sta inesorabilmente trasformando, invece, in una guerra senza quartiere pro o contro qualcuno, da demolire o plebiscitare, da ripudiare o da osannare". Ancora: "Come può sciogliere il dilemma l'elettore che fosse a favore di Renzi ma che nel referendum di ottobre volesse votare contro la riforma costituzionale sottoposta a consultazione popolare?". Fin qui il Corriere. Bisogna pero' ricordare il passato, perché' la storia spiega tante cose. Gia' Fanfani nel 74 politicizzo' il referendum sul divorzio e Fanfani dopo la sconfitta lascio' la segreteria della Dc a Zaccagnini. Poi c'e' l'inciampo che segno' l'inizio della fine dell'era Craxi, quando il leader socialista nel giugno del 91 in occasione del referendum di Segni che porto' alla preferenza unica invitava ad andare "tutti al mare". E per finire non si può non ricordare che la riforma costituzionale l'aveva già fatta Berlusconi, ma che gli venne bocciata, sempre in un referendum, quando Prodi che gli era succeduto palazzo Chigi, dopo avere vinto le elezioni, invito' a votare contro. Ed in tutti questi casi quesiti pur importanti, fondamentali nella vita dei cittadini, sono sempre stati personalizzati. O da chi li proponeva o da chi li voleva respingere. Quindi inevitabilmente il referendum sulla costituzione sarà si' un referendum sul merito per entrare nella Terza Repubblica, con il Senato praticamente abolito, ma sarà anche un referendum su Renzi. Che si voglia oppure no. E' la politica.

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