Berlusconi "ricuce" con Lega e Fdl, pronto programma e lista ministri per prossimo governo. Al referendum "No" "per evitare un regime". Allora perché Roma?

. Politica

Silvio Berlusconi, in questa ultima fase della sua stagione politica, e' davvero imprevedibile. Sembra un pendolo che oscilla tra la tentazione moderata del  Matteo di governo, magari con un rinnovato patto del Nazareno ad un nuovo accordo con il Matteo legista, quello da lui stesso definito un po' lepenista e trumpiano e la Meloni (a Roma avversaria del "suo" Marchini) per una riedizione del centrodestra. A Milano ed a Roma si giocano due diverse partite, a Milano il centrodestra in veste tradizionale per Parisi, a Roma spaccato tra "moderati", scelti dallo stesso Berlusconi e quelli che considera gli estremisti sotto la guida della Meloni. Oggi a Milano per la presentazione della lista dei candidatici Fi, Berlusconi ha annunciato importanti novità. "Forza Italia - ha spiegato - ha già preparato insieme a Lega e Fratelli d'Italia una bozza di programma per le prossime politiche". Altro annuncio e' che e' in preparazione anche una squadra di governo da presentare agli elettori "con persone della vita vera". L'accordo prevede tre ministri per FI, tre per la Lega, due di Fdl, e 12 che vengono appunto dal mondo sociale ed imprenditoriale. "Ne abbiamo già individuato quattro" aggiunge l'ex premier. Pero' non fa alcun cenno al ruolo più importante cioè chi dovrà essere a sfidare Renzi per palazzo Chigi. Poi ha raccontato alcuni punti del programma come una flax tax per chi ha un reddito superiore ai 12mila euro, una riforma fiscale con tanto di condono, la chiusura immediata di Equitalia ed anche l'introduzione di una moneta aggiuntiva all'euro, che non e' vietata, oltre alla riforma della Giustizia. Il Cavaliere spazza via, almeno per il momento tutti i dubbi sul prossimo referendum costituzionale e conferma la sua scelta per il "No", spiegando: "Se dovesse venire malauguratamente approvata la riforma del Senato, con il combinato disposto della legge elettorale potrebbe davvero introdursi un sistema che non si può chiamare altro che regime". Poi: "Ventidue anni fa dissi: la libertà viene prima dello Stato, e' un diritto fondamentale. Ed oggi valgono le stesse parole. E' lo Stato che deve essere al servizio dei cittadini, e non il cittadino il servitore dello Stato". Tutto bene ma allora perché spaccare a Roma il centrodestra e "regalare" una probabile vittoria agli avversari? Avrebbe potuto avere un senso politico la' dove Berlusconi avesse pensato di inaugurare un nuovo corso politico scegliendo l'ala moderata, magari in vista di nuove alleanze e di possibili futuri scenari politici. Ma se non e' così Roma che senso ha per Berlusconi? 

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