Mattarella, dalla strage di Capaci anche l'avvio di una riscossa morale

. Politica

Ventiquattro anni fa la strage di Capaci, una data incancellabile. Nell'attentato messo in atto da Cosa Nostra in Sicilia sull'autostrada A29 nei pressi dello svincolo di Capaci, a pochi chilometri da Palermo, persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Falcone era appena atterrato a Punta Rasi, da Roma. Cinquanta chili di tritolo esplosero, comandati a distanza, al passaggio dell'auto del magistrato e di quella della scorta provocando un cratere sull'autostrada. Gli unici sopravvissuti furono gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l'autista giudiziario Giuseppe Costanza. "Il 23 maggio - ha scritto il capo dello stato Sergio Mattarella in un messaggio alla sorella di Falcone, Maria - è una data incancellabile per gli italiani. La memoria della strage di Capaci - a cui seguì la barbarie di via D'Amelio in una rapida quanto disumana sequela criminale - è iscritta con tratti forti nella storia della Repubblica e fa parte del nostro stesso senso civico. Un assassinio, a un tempo, che ha segnato la morte di valorosi servitori dello Stato, e l'avvio di una riscossa morale, l'apertura di un nuovo orizzonte di impegno grazie a ciò che si è mosso nel Paese a partire da Palermo e dalla Sicilia, grazie alla risposta di uomini delle istituzioni, grazie al protagonismo di associazioni, di giovani, di appassionati educatori e testimoni".

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