Renzi: non è un voto sul governo, la vera partita è il referendum

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Quello di domenica per le Comunali "non è un voto sul governo" dice Matteo Renzi nell'ultimo giorno di campagna elettorale per le amministrative. Il che è esattamente il contrario di quanto pensano tutte le opposizioni che vedono un eventuale insuccesso del Pd nelle grandi città interessate al voto (in primis Roma, la madre di tutte le battaglie, poi Milano, Torino, Bologna, Napoli) come un viatico per la vittoria del No al referendum di ottobre sulla riforma della Costituzione e quindi per un'uscita di scena del presidente del Consiglio, come lui stesso in quel caso ha annunciato. Quindi tutti i big in campo a sostegno dei rispettivi candidati sindaci (Renzi a Napoli e in Emilia Romagna, Silvio Berlusconi a Milano, Matteo Salvini a Varese. Luigi Di Maio a Napoli). Ma se non è un voto sul governo -"perchè la partita vera è sul referendum" - Renzi sa che domenica si gioca una partita comunque delicata che investe la tenuta del Pd, anche in vista di ottobre. Al Nazareno si ritiene come risultato positivo e possibile vincere al primo turno a Torino con Fassino e a Bologna con Merola e arrivare al ballottaggio a Milano, Roma e Napoli. Se è certo il ballottaggio a Milano con Sala che duella alla pari con Parisi, più incerto lo è a Roma con Giachetti (dato comunque in rimonta sulla cinquestelle Raggi rispetto a Marchini e Meloni) e a Napoli con la Valente, che più che con De Magistris dato vincente deve vedersela con Lettieri del centrodestra. Non è un caso quindi che Renzi abbia chiuso ieri la campagna di Giachetti a Roma e oggi quella della Valente a Napoli. Se Fassino e Merola non vincessero al primo turno, il Pd dovrebbe almeno raggiungere con i propri candidati il ballottaggio in tutte e cinque le grandi città, altrimenti il risultato di domenica sarebbe considerato negativo. E ci sarà da pagare dazio, dentro e fuori il partito. "Come abbiamo detto in tutte le salse non è un voto sul governo - ha ribadito oggi Renzi a Napoli - ma sicuramente è molto importante per scegliere il futuro della propria città. Ci vogliono sindaci onesti, capaci di tappare le buche, ma anche di dare un orizzonte alle proprie comunità. Il Pd ha messo in campo molti candidati autorevoli" ha aggiunto il premier citando in particolare Piero Fassino, Beppe Sala e Roberto Giachetti. "Ma la partita vera sarà il referendum e io sono disponibile a mettermi in gioco: se si perde si va a casa ma intanto - ha chiuso con ottimismo - si vince".

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