Renzi, lanciafiamme o meno, vuole cambiare il Pd e pensa allo schema D'Alema, una segreteria politica con Martina, Zingaretti e Rossi

. Politica

Tre uomini della sinistra del Pd, ma tre menti pensanti, gente disposta a collaborare per l'affermazione definitiva del Pd, prima al referendum e poi alle politiche. Non solo quindi i renziani dei cerchi più o meno fiorentini, che stanno diventando litigiosi tra di loro e dove cominciano ad emergere le prime crepe insieme alle prime sconfitte. Ci vuole gente di mestiere della polita, uomini solidi e preparati. E non più una segreteria divisa per settori tecnici, come aveva impostato a suo tempo anche Veltroni, ma una segreteria squisitamente politica che preveda, intervenga e decida strategie e programmi in vista dei futuri impegni. Quello che aveva voluto quel D'Alema, che ha più volte rimproverato Renzi di avere fatto poca scuola politica. Magari l'esperienza  potrebbe correggerne qualche errore, anche grammaticale, di politica. Come avere definito "locali" le elezioni delle 5 capitali italiane. Renzi confida ai suoi "non mollo di un centimetro". Pero' aggiunge: "Alla luce di quello che e' successo dobbiamo per forza rivedere le cose. E, in questo caso, ci fa bene questo risultato, perché ci fa capire che cosa dobbiamo cambiare, il rinnovamento deve andare avanti". Quindi il segretario pensa ad una nuova squadra per ridare "linfa vitale" al suo Pd. Sempre senza favorire l'astiosa "vecchia guardia" e dando un segnale anche mettendo in panchina qualcuno dei suoi che ha segnato il passo. Così il primo della lista per innovare e' il brillante ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina (considerato vincitore a Milano insieme a Sala e sempre più presente nella Tv che conta). Potrebbe affiancare Guerini come vicesegretario o anche diventare vice segretario unico. Altri nomi da mettere subito nella segreteria-pensatoio politico del Pd, Nicola Zingaretti, collaudato, governatore del Lazio e quello altrettanto esperto della Toscana, Enrico Rossi.  Venerdì ci sarà la direzione, primo passaggio del rinnovamento. Ed a preoccupare Renzi più che la minoranza sono frange della sua stessa maggioranza, con improvvisati critici. Come Giorgio Napolitano, Franceschini e Piero Fassino, molto scottato dalla batosta nella sua Torino ed anche dal fatto che Renzi abbia detto che e' prevalsa la voglia di cambiamento su chi che era considerato il vecchio. A Renzi rimproverano un eccesso di personalismo con la conseguente personalizzazione nelle contese politiche. Ma Renzi e' così e non intende certo cambiare. Del resto se uno vuole aspirare ad essere il primo leader della Terza Repubblica, non si può certo nascondere negli appuntamenti che decideranno il futuro politico del paese.

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