Pd, rissa interna e fibrillazioni nella maggioranza (con pizzino di Verdini al governo), la minoranza prepara l'accerchiamento. Ma Renzi domani farà il Renzi

. Politica

Le elezioni hanno fatto male al Pd, e la minoranza interna da sempre contro Renzi ne approfitta. Contando anche su un leggero sfaldamento della maggioranza interna del segretario. Molti dei suoi fedeli si sentono messi in discussione e così contribuiscono, più o meno volontariamente, a creare un clima di rissa interna. Riunioni, cene di corrente in vista dell'appuntamento di domani in direzione. La ministra Madia se ne esce a sorpresa contro Orfini e lo attacca frontalmente (il presidente del partito e' della sinistra ma e' stato messo li' dallo stesso Renzi e si e' prodigato in tutti i modi, affrontando situazioni "impossibili" come quella di Roma, beccandosi pure dal suo padre politico Massimo D'Alema un velenosa frecciata: "L'ho allevato male). Il vicesegretario del Pd, Guerini, uno vicinissimo a Renzi, difende Orfini: "Dobbiamo solo ringraziarlo". Intanto il governo e' stato sconfitto al Senato su un emendamento al ddl terrorismo, con Verdini ed Ndc che hanno votato contro Renzi. Subito la spietata analisi di Brunetta di Fi: "Primo pizzino di Verdini a Renzi". Zanda, capogruppo del Pd, questa volta concorda con Brunetta: "E' stata una manovra politica". Quelli del centrodestra che stanno con il Pd fremono e non sanno ancora quale  strada pigliare. In molti di loro c'e' l'ossessione di non essere rieletti. Mentre altri, soprattutto del Nuovo centrodestra di Alfano, ritengono che ormai quella con Renzi, al di la' dei calcoli personali, sia un un'alleanza che non può essere messa in discussione. Da tempo con Berlusconi alea iacta est. Tra questi c'e' Alfano ed i suoi fedelissimi, tra i quali il sottosegretario Castiglione, con Schifani che invece si agita, così come Lupi. Ora l'obiettivo della minoranza  del Pd e'  di preparare l'accerchiamento al loro leader. "O concorda la linea con noi o basta fiducie", come se fossero un altro partito. C'e' chi si improvvisa timoniere,  chi lo chiama "cambio di rotta", chi si sente comandante e parla di sterzata. Chi invece evoca una virata. Quello che la sinistra vorrebbe e' che Renzi evitasse di personalizzare il referendum ed eventualmente rimanesse anche in caso di sconfitta. In modo da gestirlo tranquillamente dopo averlo politicamente ferito a morte, altro che anatra zoppa. Per poi pappasserlo definitivamente al Congresso. Naturalmente incoronando un l'altro leader, che poi nelle loro intenzioni sarebbe quello da presentare alle prossime elezioni. Nel tutto quello che in modo assordante la sinistra interna chiede a Renzi e' di cambiare la legge elettorale. Perché la sinistra vuole fare le sue liste senza interferenze od esclusioni da parte del premier. Renzi guarda tutto e ragiona, ma l'impressione e' che domani Renzi farà il Renzi, anche se qualcuno tra i suoi sussurra che sarebbe disposto a rivedere la legge elettorale. Discorsi, che piacciono anche al Nuovo centrodestra che ne avrebbe bisogno come il pane, comunque rimandati a dopo il referendum. Renzi non si fa' abbindolare e fa' come e' giusto buon viso a cattivo gioco (una sorta di temporeggiatore) ma certo non si fara' menare per il naso. Renzi sa che ll suo successo futuro dipende solo ed esclusivamente dal referendum e personalizzazione o meno e' deciso a lasciare se perderà. Ma se vince regolerà tutti i conti, che continuano a crescere.  

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