Polvere di stelle a Roma mentre Di Maio pensa a svolta istituzionale dopo referendum. Non tutti d'accordo nel M5S

. Politica

Polvere di stelle a Roma con l'impasse di Virginia Raggi costretta a fare i conti con i veleni romani del movimento. E' battaglia tra "correnti" (anche se la parola non piace ai grillini) per i posti di potere in Campidoglio. E per le scelte chiave non manca il familismo. Anche se una nota ufficiale tende a gettare acqua sul fuoco, "Tutto bene. Basta gossip, stiamo lavorando per voi". Eppure volano per così dire i coltelli, come in ogni partito che si rispetti, quando si tratta di spartirsi le poltrone che contano. E' facile parlare solo delle altrui poltrone. Vittoria Raggi sta stentando a fare decollare la giunta tra invidie, ripicche e voglia di vendette. Tutto comunque si dovrebbe chiudere entra i primi dieci giorni di luglio, con l'intervento di Grillo e Casaleggio jr., che conoscono bene i loro polli per averli allevati. C'e' già chi vorrebbe mettere la neo-sindaca sotto tutela, circondandola con un corona di fiducia. Per alcuni posti chiave nella prima dei cinquestelle in una grande prova politica non mancano oltre alle amicizie anche intrecci amorosi. I fronti appaiono delineati. Da una parte c'e' la Raggi, sostenuta da Alessandro Di Battista. Dall'altra le deputate romane mandate ad "aiutarla" (per controllarla?), Paola Taverna e Roberta Lombardi, che appoggiavano quello che era lo sfidante interno della Raggi per il Campidoglio, Marcello De Vito. Con riferimento nazionale il big del direttorio, Luigi Di Maio, quello indicato per correre come prossimo premier. Ed e' proprio lui, che in questa complessa fase politica (fatta di uscite pubbliche e di segrete trattative) appare deciso ad operare per il suo movimento una svolta istituzionale in caso Renzi dovesse perdere il referendum. Sarebbe questo lo scenario più impegnativo per M5S perché in qualche modo costituirebbe anche un vero banco di prova sulla sua capacita' di prendere in mano le redini del paese. Infatti se Renzi dovesse essere sconfitto nelle urne ad ottobre, ci sarebbe spazio solo per un governo di scopo, chiamato a garantire i mercati con l'approvazione della legge di stabilita' e a cambiare la legge elettorale al Senato. Cosa che i grillini ovviamente non vogliono nella maniera più assoluta dopo che il premer, senza prevederlo, ha ritagliato una legge elettorale che sembrerebbe fatto proprio su misura per Di Maio. In questo caso finora tutti pensavano ad un M5S sulle barricate e pronto a fare danze e i girotondi intorno al Quirinale, nel caso Mattarella decidesse per il governo di scopo. Ma anche dar fuoco alla piazza per bruciare le istituzioni. Si sta invece delineando una via istituzionale, con tanto di "patente guida" per il paese. Di Maio assicura che il M5S porterebbe "rispetto" al ruolo del capo dello Stato ed avrebbe fiducia nel suo "corretto operato". Non e' che di Maio voglia entrare nell'eventuale governo di "salvezza nazionale", ma accetterebbe la decisione di Mattarella battendosi comunque per non cambiare la legge elettorale. Cosa comunque impossibile politicamente, perché se Renzi cade, tutti ad eccezione dei grillini sarebbero per una modifica dell'Italicum, magari in versione "simili-Mattarellum". Soluzione che non può che piacere al presidente della Repubblica, visto che quella legge elettorale portava il suo nome, proprio perche' da lui voluta. Sara' poi d'accordo Alessandro Di Battista con Di Maio su questa possibile svolta? Certo e' che per il M5S, se davvero vuole mantenere la legge elettorale cosi' com'e', sarebbe molto meglio se che il referendum fosse approvato (il M5S eviterebbe anche un difficile passaggio interno con possibili spaccature) per poi sfidare Renzi alle elezioni. Volere la botte piena e la moglie ubriaca, cioè la cacciata di Renzi ed insieme non toccare la legge elettorale e' politicamente quasi impossibile. Renzi fa affidamento anche su questo ed anche per questo sta giocando a sparigliare le carte, per vedere quale e' l'esca migliore per la sua pesca.

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