Tangenti, appalti e nomine: nelle carte dei Pm spunta anche il nome di Alfano. Il ministro si arrabbia: "Ri-uso politico di scarti di inchiesta"

. Politica

Spunta anche il nome di Alfano nelle carte dei pm che hanno ordinato ieri una raffica di arresti (24) eseguiti dalla Guardia di Finanza per un giro di tangenti, appalti e nomine pilotate (l'ipotesi di accusa è corruzione e riciclaggio). Un 'giro' orchestrato dal faccendiere Raffaele Pizza con studio a due passi da Montecitorio che ha portato ad avvisi di garanzia al deputato Ncd Antonio Marotta e all'ex-sottosegretario del governo Berlusconi, Giuseppe Pizza, fratello di Raffaele e detentore del simbolo della nuova Democrazia Cristiana. Secondo quanto riportano oggi i maggiori quotidiani il nome del ministro dell'Interno viene fatto da Raffaele Pizza, intercettato mentre parla con un collaboratore del titolare del Viminale nel gennaio 2015, a proposito del fratello del ministro, Alessandro, che il faccendiere afferma (o millanta?) di aver fatto assumere alle Poste tramite sue entrature ai massimi livelli. "Pizza - scrivono le fiamme gialle - sostiene di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l'ex amministratore Massimo Sarmi, l'assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo Poste". Scoppia l'ira di Alfano: "Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un'inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato a fini esclusivamente politici. Le intercettazioni - sbotta il ministro - non riguardano me , bensì terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni".

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