Dopo il fratello, il padre. Pressing M5s e Lega su Alfano ma il ministro non si dimette e parla di "barbarie"

. Politica

Dopo il fratello, il padre, ottuagenario e malato che avrebbe inviato - secondo un'intercettazione di una conversazione tra due segretarie, una di Raffaele Pizza - un'ottantina di curricula per eventuali assunzioni alle Poste. Monta la polemica sul ministro dell'Interno Angelino Alfano il cui nome è spuntato nelle carte dei Pm che hanno ordinato 24 arresti per una storia di corruzione e riciclaggio che ha visto indagati un deputato Ncd, Marotta, e un ex-sottosegretario del governo Berlusconi, Giuseppe Pizza, il cui fratello, Giuseppe, è considerato dai Pm il faccendiere, il perno al centro della cricca che muoveva appalti e nomine tramite vere o presunte entrature 'eccellenti'. In quelle carte il nome di Alessandro Alfano, fratello del ministro, che il faccendiere si vanta di aver fatto assumere alle Poste con uno stipendio da 160.000 euro l'anno. Ma il titolare del Viminale, investito da una richiesta di dimissioni da parte dei Cinquestelle, della Lega e di Sinistra italiana non cede: niente dimissioni. "Non ci sarà un caso Lupi2"" sembra che abbia detto ai suoi il ministro che ha contrattaccato parlando di "barbarie", di "attacco al governo" sostenuto in questa determinazione dal Pd che in tutta questa storia non ravvisa - come non li hanno ravvisati i magistrati - elementi in grado di investire la correttezza del ministro. Questa la replica di Alfano alle richieste di dimissioni avanzate dalle opposizioni: "Oggi la barbarie illegale arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant'anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia neurodegenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto 'pressioni' presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni". Per Alfano "è "indegno dare credito a due signore che parlano, anche insultandomi" e che "non so chi siano". "Le due signore non so chi siano, ma quell'uomo lo conosco bene perché è mio padre ed è indegno dare credito e conto a ciò che i magistrati avevano scartato dopo avere studiato". "Nel frattempo - aggiunge Alfano - il contenuto reale dell'inchiesta giudiziaria passa in secondo ordine in spregio ai tanti uomini dello Stato che a quella inchiesta si sono applicati". Quanto alle voci secondo cui la cricca avrebbe messo gli occhi anche sul sistema di informatizzazione della giustizia, forse per spiare i fascicoli delle Procure, il Guardasigillli Andrea Orlando ha rassicurato: "Il Tiap, ossia il sistema di informatizzazione nel settore penale è sicuro, è strettamente controllato dal Ministero ed è di proprietà del Ministero non casualmente ma a garanzia delle informazioni trattate".

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