Per Parisi "mission" difficile ma non "impossibile". Salvini recalcitrante, vorrebbe fare il leader. Come Alfano...

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Quella dell'"incaricato" di Berlusconi, Stefano Parisi di rifare FI e di rifondare il centrodestra e' una "mission" difficile ma non "impossible". Al tempo dei partiti tradizionali, come erano la Dc od il Pci, sarebbe stata impossibile con il controllo vero del territorio da parte dei vari colonnelli, ma oggi i colonnelli possono al massimo controllare, e nemmeno sempre, i loro famigliari ed amici stretti. Ma cosa portando in temine di voti i tanti sbraitanti, Romani, Brunetta, Gasparri, Tajani? Devono pensare se possibile solo a salvare se stessi. Ora tutti i partiti, solo con la parziale eccezione del Pd, sono liquidi e conta solo la comunicazione dello stato maggiore e di chi detiene la leadership. Questo Berlusconi ben lo sa e per questo stufo dei contini litigi di gente che una volta avrebbe fatto al massimo il portaborse, ha incaricato Parisi. Gli stanno facendo la guerra, ma tutto presto si scioglierà in vista della Convention di autunno. E se qualcuno si chiamerà fuori, fuori ci rimarrà probabilmente davvero.  Poi Parisi per rifare il centrodestra deve vedersela con il recalcitrante Salvini e con lo sfuggente Alfano, che sta giocando su due tavoli. Con tutti i rischi del caso. Il problema di fondo e' semplice e non e' nemmeno questioni di programmi od alleanze e' che sia Alfano che Salvini vorrebbero per se' la leadership di un nuovo centrodestra. Cosa che non appare politicamente praticabile. Capitolo Salvini. In un'intervista al Corriere dice: "Non vado alla Convention di Parisi. Per ora sento poche idee e confuse". A dire il vero Parisi in un'intervista al Corrierre di ieri e' stato abbastanza chiaro "Voglio si' un nuovo centrodestra ma deve essere guidato dai moderati, comprendere anche la Lega e Fratelli d'Italia, ma senza spinte lepeniste". Su questo arriva la risposta del leader leghista: "Parisi usa il termine lepenista come fosse un insulto, si vede che preferisce andare a braccetto con la Merkel". Tatticismo per alzare il prezzo? Probabile, a meno che Salvini non voglia vedere la Lega spaccata con la maggioranza guidata da Maroni che se ne va, lei si' a braccetto, con Parisi. Maroni alla Convention ci andrà. Poi c'e' il capitolo Alfano, che sta un po' perdendo la bussola per le sue divisioni interne. Una parte dei suoi vuole tornare senza se e senza ma con Berlusconi. Non per nobili ragioni di cuore ma per cercare di salvare un seggio in Parlamento. Così lui lancia, sperando di tenere uniti i suoi,  segnali di disponibilità a Parisi a patto che escluda Salvini. In questo ricambiato. La verita' e' che Alfano e' al governo con Renzi e fa il ministro dell'Interno. Se dovesse andare con Parisi potrebbe essere personalmente rieletto ma certamente non gli spetterebbero in futuro certi incarichi nel caso di un governo di colazione. E nel caso in cui Renzi non avesse bisogno di aiuti non potrebbe nemmeno essere lui a guidare l'opposizione. Oltretutto sarebbe un controsenso. Ma non e' possibile, mai Berlusconi dara' a chi lo tradito per primo un ruolo di primo piano. Alfano aspetta di vedere come e se si cambierà la legge elettorale, sperando di potere svolgere un ruolo in proprio ed essere eletto con un piccolo manipolo di fedelissimi. Non più di quindici. Gli piace il sistema greco ad un turno con premio di maggioranza al primo partito. Un'altra pia illusione. Renzi disponibile a correzioni non a stravolgimenti. Ora Alfano ha aperto le braccia paure "all'odiato" Verdini, sperando di potere aumentare la sua capacita' contrattuale anche con il Pd. Ma attenzione Renzi, già scottato dalle ultime elezioni, nelle sue liste, coalizione o meno, non vuole ne' il sopportato Alfano ne' l'amico Verdini. Patti chiari ed amicizia lunga. Dopo le elezioni si vedra' sempre se saranno eletti e necessari.

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