Referendum, voto probabilmente a meta' novembre. Fronda prepara trappola ma potrebbe finirci dentro lei anziché Renzi

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Quella del referendum e' una partita apertissima ed e' una partita, anche se nessuno lo vuole ammettere, decisiva per il futuro del Pd. E' la battaglia decisiva nella "guerra" tra Renzi e gli ex Pci, che vorrebbero riprendersi il controllo della Ditta. Negli ultimi sondaggi e' ancora in vantaggio il No, con il 52%. Ma tutto si deciderà negli ultimi giorni. L'unica cosa certa e' che un'affluenza alta favorira' il fronte favorevole al si'. Renzi manda il suo segnale: "Non si decide sul mio futuro ma su quello del paese". Una buona strategia, della modestia, che sta dando i suoi frutti, perlomeno il trend e' stato invertito in suo favore. Sulla fissazione della data sta ragionando palazzo Chigi che deve anche tenere conto del Quirinale al quale spetta l'indizione con un decreto del referendum e che vuole che prima della consultazione sia approvata almeno in prima lettura la prossima legge Finanziaria (Ora si chiama di Stabilita'). Il governo ha 60 giorni di tempo per fissare il giorno del voto. E'probabile che decida nella prima riunione del Consiglio dei ministri alla ripresa a settembre. Si dovrebbe votare nella seconda o terza domenica di novembre, con buona pace dei grillini che avrebbero voluto il voto ai primi di ottobre. Tempo che servirà a Renzi per meglio spiegare ai cittadini i contenuti di una riforma che ridisegna la Repubblica, portandola se verra' approvata, ad essere la Terza Repubblica. C'e' un gran movimento nel Pd e non solo nella sinistra ma anche nella maggioranza non strettamente renziana, tipo Franceschini, politico da tutte le stagioni. L'opposizione interna al premier continua a cannoneggiare il quartier generale con la minaccia di votare no se prima non verra' modificata la legge elettorale che considerano tutt'uno con la riforma. Renzi per ora fa orecchie da mercante, li lascia per così dire, bollire nel loro brodo. Renzi sa bene che se perderà, al di la' delle parole di rito, sarà finito, ma sa anche che se vincera' avra' la strada spianata sia nel Pd, dove regolerà molti conti, sia per diventare il primo premier della Terza Repubblica. Crede fortemente che il referendum sia il bene per l'Italia ma sa anche che e' la sua partita della vita. Non c'e' pareggio, dentro o fuori. Ora il piano o la trappola, come si vuole chiamare, della sinistra e' abbastanza chiaro, fare perdere Renzi, magari tenerlo li'. come un'anatra zoppa per qualche mese e poi spedirlo definitivamente a casa. Gli ex Pci, D'Alema e Bersani in testa vorrebbero riprendersi quello che ritengono, non senza ragioni, loro. Ma devono fare attenzione a non cadere nella loro stessa trappola. Innanzitutto usano come arma la liberta' di coscienza nel voto. Ma ormai anche il Pd e' un partito molto fluido che non controlla più il territorio come una volta e quindi molti voteranno comunque come credono. Quanto ai più politicizzati, potranno sempre dire che come vale l'obiezione di coscienza per i loro capi, vale anche per loro. Perché dovrebbero seguire delle indicazioni dall'alto? Questo riguarda anche il centrodestra ed i parte i grillini. Molti vogliono il cambiamento. Chi dei moderati andrà a votare sarà più propenso a votare con Renzi oppure con Bersani? Se Renzi dovesse vincere nella trappola, buca politica dell'oblio, cadranno molti di quelli che si sono battuti per il No e che non avranno neppure le carte in regola per partecipare alla nuova Repubblica. E certamente Renzi il conto glielo presenterà, Se sconfitta la sinistra Pd diventerebbe un'armata Brancaleone allo sbando, con tutti a cercare di salvare il salvabile.

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