Ferragosto capo d'inverno e capo delle grandi manovre per il referendum. Mugugni e mal di pancia degli scontenti

. Politica

C'e' un vecchio proverbio della marineria che dice "Ferragosto capo d'inverno". Infatti, almeno una volta, dopo Ferragosto il tempo si rompeva ed i mari si agitavano con i venti del Nord. Ma Ferragosto e' da sempre un boa anche per la politica, perché si approssima quell'autunno nel quale si e' sempre fatta la Finanziaria, oggi chiamata legge di Stabilita', cioè la manovra economica del governo, che decide su tasse ed investimenti e programma il rapporto deficit-Pil, non sempre azzeccandoci, come e' avvenuto quest'anno. Ma quest'anno ci sarà anche un appuntamento decisivo per le sorti del paese e del governo, il referendum costituzionale che dovrebbe essere indetto per la seconda o terza domenica di novembre. Referendum che e' anche la partita della vita per Renzi, la partita dove si gioca tutto il suo futuro politico. Per la concezione spazio-tempo della polita il referendum e' vicino e lontanissimo. Vicino per le forze politiche che lavorano per il si' e quelle che lavorano per il no, lontanissimo per prevederne il risultato. Tutte le elezioni ed anche le consultazioni popolari si decidono negli ultimi venti giorni. Quando anche i cittadini meno impegnati politicamente raggiungono una loro convinzione dopo essersi informati sui contenuti. E fare una campagna sui contenuti e' l'impegno preso di Matteo Renzi. Per il premier e' un'estate difficile ma al tempo stesso affascinate, perché tra non molto saprà anche se diventerà uno statista oppure rimarrà solo un buon politico come tanti altri. Se vincerà il referendum avrà  pure una maggiore stabilita' per affrontare una difficile manovra economica che dovrà necessariamente rilanciare la crescita. Renzi si trova ad un passaggio delicato, il più rischioso della sua carriera ma ha ben preciso quale sia la rotta da seguire. Non deve lottare con giochi e strane strategie, la strada e' solo una con un finale che conosce alla perfezione, dentro o fuori. Il pareggio non c'e. Ben più complicato e sofferto il travaglio dei suoi oppositori interni. Bersani in testa. Non sanno bene cosa fare, dove andare e nemmeno chi eleggere come anti-Renzi. Con l'attuale leader, il giovane Roberto Speranza che appare troppo giovane e fragile per potersi confrontare contro il "campione" che ha steso diversi big, prima di prendersi la Ditta. I bersaniani vorrebbero vincolare il loro si' ad una modifica della legge elettorale. Ma Renzi li sta lasciando bollire a fuoco lento. A parte D'Alema, che sentendosi fuori gioco vorrebbe addirittura animare un Comitato per il No,  Bersani e compagni sono dilaniati dai dubbi. Se dovessero votare no di fatto "divorzierebbero" dal Pd renziano e si metterebbero automaticamente fuori dai giochi per la Terza Repubblica. Se alla fine dovessero accettare il si' senza condizioni dimostrerebbero di avere ceduto a Renzi affidandosi per le liste del prossimo Parlamento solo al so buon cuore. Generosita' che notoriamente  manca allo spietato, politicamente parlando, Renzi, che deciderà di proprio pugno su chi della sinistra ripresentare. E molto conteranno i comportamenti, soprattutto dei giorni che vanno da qui a novembre. 

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