Bianca non stoppa Matteo mentre gli ex Pci vogliono "sfrattare" nel senso letterale i renziani morosi

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Che ormai sia guerra aperta tra gli ex Pci, divenuti poi Ds, ed il Pd a guida Matteo Renzi e' cosa provata. Con i post comunisti che si sono visti sfilare la "Ditta", ovvero il partito, sotto il naso, che vorrebbero sfrattare politicamente Renzi ma anche sfrattarlo, nel senso letterale del termine, dalle molti sedi di partito, che da anni non pagano ne' affitto ne' la spazzatura. Ugo Spesetti, ci aveva visto lungo ed e' tutt'ora Tesoriere del vecchio partito. Perché almeno formalmente il partito, diretto erede di quello che fui il glorioso Pci, esiste ancora. Nell'ormai lontano 2008 all'atto della nascita del Pd, fusione voluta dall'allora segretario Walter Veltroni, per realizzare un partito a vocazione maggioritaria, furono costituite varie fondazioni, per bilindare il patrimonio diessino, che furono affidate proprio alla guida di Sposetti. Che oggi ha mandato numerose lettere di sfratto per morosità. "Il codice civile parla chiaro" si e' limitato a commentare. Un altra grana per Renzi, visto che i soldi per pagare affitti ed arretrati non ci sono. C'e' poi la ben più difficile partita in vista del Congresso. Neanche Bianca Berlinguer, recentemente tirata in ballo dalla sinistra come arma per spodestare Matteo, sarebbe in grado di farlo. Secondo un sondaggio condotto da scenari italiani per l'Huffington Post, l'ex direttrice del Tg3 si fermerebbe al 15% dei consensi, lontanissima dal 55% di Renzi e dal 30% del governatore della Toscana, Enrico Rossi. In uno scenario senza la Berlinguer e con al suo posto il presidente del partito Matteo Orfini ed i leader della minoranza, il bersaniano, Roberto Speranza, il vantaggio del premier sarebbe ancora maggiore. Il premier si attesterebbe al 59% seguito da Enrico Rossi al 28%, Roberto Speranza al 7% e Matteo Orfini al 6%. Solo Enrico Rossi dunque sarebbe in grado di giocarsela.

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