Per Renzi si vota comunque nel 2018, ma la politica ha le sue regole

. Politica

"Le elezioni comunque vada il referendum si terranno nel 2018. Cioe' nella data prevista come fine naturale di questa già travagliata legislatura". Lo ha detto Matteo Renzi che e' anche tornato a spiegare di avere sbagliato a personalizzare la consultazione popolare di novembre. Ora non c'e' nessun motivo per dubitare delle parole del premier. Pero' la politica ha le sue regole e Renzi, ormai diventato molto esperto, sa bene che possono andare al di la' delle sue intenzioni e di quelle di altri protagonisti. Anche oltre le intenzioni del Presidente della Repubblica di non volere sciogliere le Camere in caso di sconfitta del si' al referendum. In pratica, sembra dire il premier, pur dicendosi certo della vittoria del si', non sarà lui a mettersi di traverso sulla strada di Mattarella, che sarebbe chiamato a gestire la complessa partita che si aprirebbe con la vittoria del no. Sconfitta dalla quale Renzi, ha sempre ribadito che sarebbe pronto a trarne le conseguenze dimettendosi. Ora i possibili scenari futuri, a parte eventi esterni e sempre imprevedibili, come ad esempio attentati terroristici, sono due. Quello più semplice e' la vittoria del si' che rafforzerebbe Renzi sia dentro il Pd (la sinistra interna con a capo D'Alema che vuole anche dare vita ad un Comitato in difesa della Costituzione e' più attiva degli stessi Berlusconi e Grillo nella sfida per il no), consentendogli di approvare agevolmente la nuova manovra economica e poi vedersela con i suoi ribelli al Congresso per regolare i conti, prima di affrontare l'ultima e definitiva  sfida che lo dovrebbe portare a essere il primo premier della Terza Repubblica, magari dopo avere ritoccato la nuova legge elettorale. In questo caso perché mai la legislatura dovrebbe durare fino al 2018 con uno Stato completamente ridisegnato, a partire dal bicameralismo? E poi perché i grillini dovrebbero accettare di rimandare quella che ritengono la loro battaglia decisiva? Difficilmente Mattarella riuscirebbe a frenare le varie pulsioni. E' come comprasi una Ferrari e tenerla in garage per un anno. Ancora più complesso e dagli esiti incerti uno scenario che vedesse la sconfitta di Renzi. Il premier sarebbe il primo a mettersi da parte per non farsi cuocere a fuoco lento con la modifica della legge elettorale in attesa che la sinistra interna si riprenda in mano la Ditta. Nel caso di sconfitta Renzi avrebbe due strade, prendersi una periodo di vacanza dalla politica oppure continuare a combattere. Lasciando palazzo Chigi e dedicandosi completamente al partito in modo da cercare di non farsi sottrarre la leadership. Ma anche in questo caso appare difficile evitare le elezioni anticipate al 2017, che sarebbero il naturale completamento dell'opera di un governo chiamato solo a modificare la legge elettorale e ad approvare in via definitiva la manovra economica (il primo si' dovrebbe aversi prima del referendum, proprio per evitare spiacevoli sorprese). Insomma difficilmente in ogni caso si arriverà a votare nella primavera del 2018 al di la' della volta dei protagonisti, perché le varie forze si intrecciano tra loro e danno un risultato diverso dalla volontà dei singoli. Il grande politico e' chi riesce ad intuire come si comporranno le varie volontà e come andrà a finire prima dei suoi avversari per poterli  battere più facilmente.

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