Economia e politica senza cuore, il terremoto potrebbe influire sul referendum

. Politica

L'economia, cosi' come la politica, non ha sentimenti e non ha morale. E' neutra. Il mercato ragiona in termini di incentivi e prezzi mentre la politica guarda innanzitutto al suo tornaconto. Non e' che i singoli economisti, che poi sempre dei politici sono oppure i politici in senso più stretto, siano senza cuore e sentimenti (anche se spesso accade), ma e' che ci sono dei fatti esterni, a volte tragicamente drammatici come un terremoto, che non dipendono dallo loro volontà, determinando pero' dei nuovi scenari. Per questo e' sempre difficile fare delle previsioni su come andrà una consultazione, sia un referendum che delle elezioni a distanza di mesi. Tutto può cambiare rapidamente e rimescolare tutte le strategia. La domanda e' che cosa comparta in termini economici, una tragedia, un terremoto o una guerra alla ricchezza di un paese? La realtà e di per se' sinistramente cinica. Se il terremoto può essere disastroso per i conti dello Stato, come ad esempio in Giappone ma anche in Emilia in Italia, quando l'economa tira ed e' florida e le imprese producono, può avvenire esattamente ii contrario in realtà povere o quantomeno poco produttive, come accadde in Cile nel 2010. Il terremoto porto' ad una crescita massiccia del Pil, della ricchezza nazionale. Successe anche in Italia per la ricostruzione dopo la guerra con il piano Marshall. Da un disastro se la zona colpita apporta un basso contributo alla produzione può scaturire una rapida ripresa economica grazie ad investimenti e nuove opportunità di lavoro. Poi c'e' la politica dove inevitabilmente lo scenario che si apre e' profondamente mutato. Ora Renzi, giustamente, invoca l'unita' nazionale, invito già raccolto da Berlusconi, e questo può portare ad uno svelenimento della campagna referendaria. Tra l'altro i partiti che dimostrassero aggressività in un momento così sentito da tutti  gli italiani, non ne trarrebbero certo giovamento. Ancora, nello stesso Pd la lotta interna deve necessariamente cedere il passo ad una maggiore condivisione dei problemi. O il partito dimostra di essere un partito guida o ne subirà le conseguenze. Altra concreta possibilità e' che ora il referendum, prossimo venturo, si spersonalizzi veramente, con l'allentamento della presa dalle varie parti, per riportarsi ai reali contenuti. Ultima considerazione e' che inevitabilmente, gli italiani a novembre nelle urne non potranno non pensare a quanto fatto da Renzi per l'emergenza terremoto. Se avra' fatto bene sarà per lui un vantaggio, altrimenti il contrario. Ecco come la politica finisce inevitabilmente per entrare, volenti nolenti i suoi protagonisti, nel prossimo confronto elettorale.

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