M5S ad un bivio tra area radicale e quella governativa. Di Maio "Non possiamo fallire a Roma". Attenzione per la "variabile grillina"

. Politica

Virginia Raggi, la sindaca di Roma, non si aspettava certo dopo appena due mesi dalla sua elezione trionfale al Campidoglio, di vivere una situazione così drammatica e politicamente complicata con il suo movimento dilaniato da liti, ripicche e faide intestine, così feroci da fare disorientare persino i fedelissimi della rete. Luigi Di Maio, giovane trentenne, vicepresidente della Camera e candidato in pectore dei pentastellati per contendere a Renzi la carica di premier, lancia l'allarme. Come scrive Francesco Verderami sul Corriere, Di Maio ha le idee chiare, innanzitutto su quello che può riservare il futuro: "Se falliamo a Roma, fallisce tutto". Spiega come il M5S s trovi dinanzi ad un bivio, si possono riconosce gli "errori oggettivi" causati talvolta dall'inesperienza, magari dal pressappochismo, ma anche da un citta' piena di "insidie e trabocchetti". Oppure si può proseguire a scaricare sugli altri ogni responsabilità, e continuare a ripetere errori dettati dalla presunzione e dalla demagogia. Chiaramente di Maio indica come salvifica per il movimento la prima soluzione che potrebbe cosentire di superare la "prova di Roma". In questo caso il M5S offrirebbe il segno di una novità politica capace di candidarsi alla guida nazionale del paese. Altrimenti sarebbe la fine ed il movimento si rileverebbe "unfit" agli occhi della pubblica opinione. Altro campanello d'allame di Di Maio e' che gli slogan non bastano. Certo non e' facile liberarsi dal cliché, di cui e' imbevuta la cultura grillina: l'onesta', per esempio, e' una pre-condizione non un programma. Il mito della diversità e' una storiella già sentita nel secolo breve e il nuovismo sta mostrando proprio a Roma quali effetti perversi possa provocare l'assenza di competenza. Ma ora che i Cinquestelle  hanno scoperto il correntismo, che cercano goffamente di spacciare per discussione interna, offrono uno spettacolo peggiore della Dc dei bei tempi. Dove lo spessore politico era di tutt'altro livello e riusciva a ricomporre le varie ragioni con un'apparente buona pace di tutti. L'appello di Di Maio e' chiaro, "rialzarsi subito", ammettendo anche alcuni errori, per potere poi puntare alla posta piena alle prossime elezioni, la guida del paese. Tra il dire ed il fare pero', come al solito, c'e' sempre dimezzo il mare. In questo caso la profonda spaccatura dei Cinquestelle, riassumibile, al netto di molte dispute personali, tra l'ala radicale e quella governativo-istituzionale. Non c'e' dubbio che Di Maio stia da tempo interpretando la linea più istituzionale, mentre la rappresentazione di un direttorio unito appare ormai una falsa rappresentazione. C'e' molta differenza tra il tour nelle piazze, organizzato questa estate in moto da Alessandro Di Battista, e il giro che in autunno si appresta a fare Di Mao nelle sedi delle organizzazioni di categoria e del mondo delle imprese e del lavoro.  Ora e' da vedere se i Cinquestelle sapranno trovare una sintesi al loro interno, anche se i contrasti sono tali da lasciare qualche dubbio. Oggi l'ala radicale, che inneggia al "facciamo da soli" vuole sconfiggere attraverso la crisi romana l'area governativa, secondo cui "servono anche competenze ed esperienze che vanno oltre il recinto dei Cinquestelle". Gesti e linguaggi confliggno, si propagano oltre i temi di politica interna, e rischiano di incrinare i rapporti internazionali. A parte le ambiguità su Europa ed euro, cosa potrà dire in ottobre Di Maio ai suoi interlocutori americani, durante il viaggio in programma negli Usa, se in commissione Esteri alla Camera andrà avanti il dibattito sulla mozione presentata dal gruppo dei Cinquestelle, con cui si chiede l'uscita dalla Nato? Lo scontro a Roma e' dunque solo un aspetto, il più lacerante certo, di una crisi che porta il movimento al bivio. E c'e' un motivo se la "variabile grillina" e' tenuta sotto stretta osservanza da parte di Renzi  come del centrodestra, perché se la forza che oggi viene data vincente in ogni ballottaggio dovesse avvitarsi, allora cambierebbe la geografia politica. Per questo non e' in gioco solo una giunta. 

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