Grillo e la Raggi separati in casa, Di Battista sale e Di Maio scende nel borsino del M5S

. Politica

Grillo e' ancora a Roma. Dopo una colazione in un noto ristorante dei Parioli, ha riunito il direttorio nell'albergo Forum, sua residenza abituale nelle discese romane. Pero' niente incontri con la Raggi, saltato il "faccia a faccia", almeno per ora. Solo la concitata telefonata di ieri, prima di salire sul palco a Nettuno (dove la sindaca non c'era) ed anche oggi strade diverse. Il compromesso raggiunto e' molto al ribasso per i vertici grillini. La Raggi non ha ceduto di un passo ed ha confermato la Muraro anche se indagata in attesa delle decisioni della Procura di Roma. Alla fine invece ha dovuto mollare De Dominicis "per incompatibilità con le regole del M5S, ha un altro incarico". In realtà Grillo lo ha preteso, perché era stat proposto da un della sindaca, l'avvocato Sammarcol legato da amicizia co Cesare Previti. Altra piccola concessione, più di facciata che sostanziale, e' la rimozione di Marra. Il trucchetto e' che verra' spostato ad altro incarico, ma rimarrà in Campidoglio, mentre Romeo se la caverà con un taglio di stipendio. Lo strappo definivo si e' consumato ed e' confermato dagli applausi ricevuti dalla Raggi al grido "non mollare (con ovvia risposta "tranquilli non mollo") alla cerimonia con Mattarella per la ricorrenza dell'8 settembre. Mentre Beppe era in tutt'altre faccende affaccendato, alla ricerca di rimedi per evitare altri scivoloni. Grillo e la Raggi stanno diventando dei separati in casa, costretti a convivere pur non amandosi solo perché hanno bisogno l'uno dell'altro. Beppe potrebbe pure toglierle il simbolo oppure cercare di farla sfiduciare dai suoi consiglieri in Campidoglio. Ma, poi? Mollarla equivarrebbe a riporre per sempre le aspirazioni di governo nazionale. Andare avanti e' una necessità per Grillo. Anche Virginia ha bisogno del simbolo delle stelle e dell'appoggio del movimento per potere governare. Cerca pero' di non farsi schiacciare, di mantenere un suo spazio e sembra esserci riuscita in questa convulsa prima fase. I Cinquestelle feriti, appaiono ora anche confusi su programmi e strategie. Cose che Grillo sta cercando faticosamente di mettere in ordine. Tanto trambusto ha finito per terremotare i vertici. Il mini-direttorio si e' dimesso. Ed anche sull'ascensore politico del M5S c'e' un grande traffico. Sia in salita che in discesa. A meta' corsa si incontrano sulle due opposte corsie, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio. Poi il primo sale e "Giggino" continua a scendere. Beppe Grillo, come sempre, e' l'incontrastato ago della  bilancia. Ci voleva il vero leader per iniziare a sbrogliare la matassa romana dopo la bugia di Di Maio. Di Battista, felpa azzurra, cinquemila chilometri in un mese per dire No al referendum, e' stato benedetto dal grande guru nella pubblica piazza di Nettuno con tanto di standing ovation a seguire: "Bravo, non hai bisogno ne' di me, ne' di nessuno". E' il protagonista che sale. Sangue freddo e pasionario, fa parte anzi ne e' il capofila, della parte più radicale del movimento. Con l'altra faccia, quella governativa-istituzionale, rappresentata invece da Di Maio, anche ieri in piazza a Nettuno, in camicia bianca, rigido nei movimenti e pallido in volto. Sembrava crollare insieme alle sue sue bugie. Cambia versione due, tre volte. La sostanza e' che sapeva e non ha detto. Dire poi di non avere capito, di fronte ad una mail chiarissima, e' come darsi del cretino da solo. Paola Taverna gli ha dato del "ragazzino montato". Quello che era il leader in pectore. un "mostro di bravura", come aveva detto Grillo, ha recitato il mezzo mea culpa con tanto di scuse, sotto lo sguardo severo di tutti. Ha incassato solo qualche pacca sulle spalle e qualche sorriso di cortesia. Pontiere con il Pd e vice presidente della Camera, non e' un caso, dicono gli "amici" (quelli che chiamano Giggino per sfotterlo, Coniglio mannaro come Araldo Forlani, togliendogli pero' il mannaro), se il guru del web, Gianroberto Casaleggio lo considerasse il suo erede e che i suoi guai sono iniziati dopo la sua scomparsa.  

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