Il teorema del M5S che rischia il ribaltone ed il suo tallone d'Achille. Ma per i sondaggi non e' terremoto

. Politica

La posta in gioco a Roma e' molto alta, ne va della riuscita o meno della sfida dei grillini a Renzi per palazzo Chigi alle prossime elezioni. I Cinquestelle sono finiti prigionieri di un teorema "Se sapranno governare a Roma, sapranno governare anche l'Italia". Ora questo teorema rischia di ribaltarsi e di annichilirli. La crisi del movimento, potrebbe anche essere momentanea, pero' potrebbe essere sufficiente a modificare la geografia politica. Pero' quello che certamente influisce nel Palazzo non e' detto che automaticamente incida nel paese. Il perché, al di la' di analisi troppo intrinse di politichese, e' che la maggior parte dei voti grillini non viene dagli amici del web ma da quel blocco sociale ostile all'establishment e che ha scelto i Cinquestelle per essere rappresentato. Questo blocco sociale si sposta solo se trova risposte in un'altra forza. Difficile che passi dalla parte di Renzi, che tuttavia potrebbe trarre vantaggio dagli ultimi avvenimenti di Roma in ottica referendum. Parte dei grillini, un po' delusi, potrebbe non andare a votare o andare a votare Si', come segnale di cambiamento. Non a caso l'approccio del premier al travaglio del M5S e' scevro di accenti polemici, serve a conquistare consensi in vista della consultazione  popolare o quantomeno a spostarli su posizioni meno intransigenti. Le difficoltà dei grillini potrebbero anche avere riflessi sulle manovre in Parlamento, riducendo i margini di manovra di quanti puntano alla vittoria dei No. Infatti con il "caso Roma"  nel M5S e' finita sotto accusa l'ala guidata da Di Maio, impegnato per dare un volto istituzionale al movimento. Di Maio aveva detto che in caso di crisi di governo, i grillini "avrebbero rispettato le decisioni del Capo dello Stato", accreditando l'idea di un "patto di non aggressione" verso chi mirava (e mira) al cambio di premier e di governo, prefigurando così un tipo di opposizione non barricadiera. Il "caso Roma" pero' sposta gli equilibri del M5S verso la linea più radicale che, sempre se ci fosse una crisi,  chiederebbe l'immediato scioglimento delle Camere. Ora Grillo deve spazzare via tutte le ambiguità, che stanno facendo lievitare lo scontro interno. A partire dai due pesi e due misure per gli indagati. garantismo per i propri, giustizialismo per gli altri. Poi c'e' il problema di reggere alle infiltrazioni da parte di interessi che entrano nel movimento tramite persone che si pongono come gente di esperienza e competenza, sfruttando il "dilettantismo" dei giovani grillini alle loro prime prove. E c'e' anche da valutare il modello di leadership e quanto funzioni alla prova dei fatti la "democrazia della rete". C'e' chi sostiene che la Rete si stia smagliando perché quella democrazia e' solo virtuale. Insomma la conclusione e' che non basta gridare al complotto. Ma nonostante una macchina da registrare i segnali dei sondaggi, pur suonando un campanello d'allarme, non danno un M5S terremotato. Qualche perdita forse si', anche se non per tutti gli istituti, con tutto il tempo per recuperare e magari trarre addirittura profitto dagli ultimi fatti per dimostrare che il M5S e' una forza anche in grado di mettersi in discussione e ripartire, facendo tesoro degli erri commessi. La Ghisleri vede una perdita  oscillante tra lo 0,5 e l'1%, Ipr Marketing calcola invece un calo secco del 3%. In mezzo c'e' Piepoli che vede il M5S stabile.

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