Renzi alza un muro su premio di maggioranza e ballottaggio, e Bersani "Solita canzone…", verso il No

. Politica

Premio di maggioranza e ballottaggio sono i muri, non semplici paletti, che Renzi alza per difendere il cuore della sua legge elettorale. Aveva si' detto, "sono sincero…l'Ialicum si può modificare". A parte quel rimarcare la sua sincerità  (evidentemente in risposta a chi nel suo partito lo ha sopprannoninato "il bugia") aveva anche aggiunto un dettaglio non trascurabile "a patto di non fare una legge elettorale peggiore di questa". E così a scanso di equivoci ecco il suo no a quello che in realtà vorrebbe la minoranza interna per votare Si' al referendum, un Mattarellum, riveduto e corretto che, secondo i renziani, non farebbe che gettare le basi per un governo di coalizione Pd-Forza Italia. Invece Renzi che si sente specialista nel corpo a corpo, nella sfida "one to one", vuole il ballottaggio per giocarsi quella sfida finale alle elezioni con chiunque sia, leader grillino o del centrodestra, convinto di potere essere il primo premier di quella Terza Repubblica dal lui tenacemente voluta. Anche sulla possibilità (la terza vera modifica, oltre al premio di maggioranza ed al ballottaggio che potrebbe essere apportata all'Italicum), quella di sostituire il premio alla lista con quello alla coalizione,  Renzi appare assai poco convinto. Convinzione rafforzata dalle contestazioni avvenute a Catania per la chiusura della Festa dell'Unita', da parte del movimento di Antonio Ingroia. Movimento che in caso di premio alla coalizione anziché alla lista, dovrebbe trasformasi da avversario ad alleato seppur scomodo.  Poi Renzi non vuole farsi coinvolgere nella guerra interna e a chi gli rimprovera di avere personalizzato il referendum, indirettamente, risponde risoluto che il referendum  sulla Costituzione "non e' il Congresso del Pd". E qui forse una piccola bugia c'e', perché inevitabilmente il risultato referendario sarà decisivo anche sui futuri assetti del Pd. E questo lo sa bene anche il suo principale "nemico" interno, Pier Luigi Bersani, che commenta ironicamente, alle aperture di Renzi: "E' la solita canzone…". Poche parole che la dicono tutta sulla delusione per quella che e' ritenuta un'ennesima chiusura sulla legge elettorale. Così a stretto giro arriva anche la precisazione del giovane leader della sinistra del Pd, Roberto Speranza: " Allo stato il nostro voto al referendum e' No. Se nelle prossime ore arriveranno segnali concreti in grado di cambiare l'equilibrio tra legge elettorale e riforma costituzionale, saremo felici di valutarli, ma al momento e' No (al referendum ovviamente)".

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