Referendum, dagli Usa l'appoggio a Renzi "il NO un passo indietro". Insorge il centrodestra, ma anche Bersani dice "da non credere.."

. Politica

Nello scontro tra il SI e il NO in vista del referendum sulle riforme, sul quale il governo si gioca tutto o quasi , scendono in campo anche gli Stati Uniti con un endorsement 'pesante' a Renzi - che il 18 ottobre sarà alla Casa Bianca ospite di Obama - da parte dell'ambasciatore americano in Italia, John Phillips: una dichiarazione che ha fatto insorgere le opposizioni, in particolare il centrodestra, che con Gasparri (FI) è arrivato a parlare di "inaccettabile ingerenza" dell'ambasciatore e chiedendone le "scuse", ma ha indispettito anche l'ex-segretario Pd Pierluigi Bersani ("Cose da non credere...ma per chi ci prendono"). Insomma non siamo all'incidente diplomatico ma quasi. Cosa è successo? L'ambasciatore Phillips in un intervento all'incontro sul relazioni transatlantiche svoltosi oggi a Roma ha sposato la linea del SI ed ha detto in sostanza che la vittoria del NO al referendum costituzionale sarebbe "un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia". Se vincesse il SI si rafforzerebbe invece la stabilità di governo, cosa assolutamente necessaria, per Phillips, per attrarre gli investitori stranieri. "Il referendum è una decisione italiana" ha convenuto il diplomatico ma il Paese "deve garantire stabilità politica. Sessantatrè governi in 63 anni non danno garanzia" ha aggiunto Phillips secondo cui il voto sulle riforme costituzionali, offre una speranza sulla stabilità di governo". E poi l'elogio a Renzi che "ha svolto un compito importante ed è considerato con grandissima stima da Obama, che apprezza la sua leadership". Sulla stessa linea di Phillips, sempre in giornata, l'agenzia di rating  Fitch: meglio il SI del NO perchè "ogni turbolenza politica o problemi nel settore bancario che si possano ripercuotere sull'economia reale o sul debito pubblico, potrebbe portare a un intervento negativo sul rating dell'Italia" e dunque "se prevalesse il No, lo vedremmo come uno shock negativo per l'economia e il merito di credito italiano". 

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