Scambio ruoli tra il "confuso" Di Maio e l'astuto "iconoclasta" Di Battista nello sprofondo Cinquestelle dopo il caso Roma?

. Politica

Confusione a cinquestelle dopo il caso Roma.  Ed anche scambio di ruoli in uno sprofondo dal quale tentano di uscire i giovani grillini. Luigi, il giovane leader in pectore, che teme di vedere spente sul nascere le sue ambizioni, ha provato una sortita per riabilitarsi al cospetto del suo popolo dopo la vicenda Raggi, che lo ha visto finire nel tritacarne mediatico. Prima la bugia politica (non sapevo) poi la penosa mezza ammissione (non ho capito le mail) hanno fatto piombare nella confusione "Giggino", che Mario Ajello ha efficacemente raffigurato come il deputato d'Arcis di Balzac. Un giovane vuoto ma pieno di ambizioni che agricoltore si ingenia a fare di tutto, anche il politico, per poi finire dove aveva iniziato. Di Maio deve sperare di non fare la stessa fine, altrimenti tornerà a fare lo stuart allo stadio San Paolo. Bollato nelle ricostruzioni giornalistiche come l'anima dell'ala istituzionale del movimento sta terribilmente soffrendo la figura dell'iconoclasta (severo e spregiudicato critico di tutto l'esistente) Di Battista, il "puro più puro" che interpreta invece la parte più radicale dei Cinquestelle. Di Maio per uscire dall'angolo, anche se ancora un po' suonato dagli ultimi accadimenti, pensa di sferrare un gancio decisivo per riconquistarsi la sua folla. Attacca Renzi e lo paragone nientemeno che a Pinochet. Sennonché il diavolo ci mette lo zampino e lui colloca il generale, crudele dittatore, in Venezuela anziche' in Cile. Cosa inammissibile per uno che aspira a palazzo Chigi e che insieme alla scarsa conoscenza del congiuntivo, lo rende difficilmente presentabile come premier. A meno che il M5S non voglia perdere in partenza. Ma oltre all'errore geografica c'e' il dato politico, paragonare Renzi a Pinochet, e' un salto verbale nel cerchio di fuoco e rischia di bruciare l'immagine  istituzionale del giovane leader grillino, che si stava impegnando per una svolta "realista" del movimento, capace di "tranquillizzare" l'opinione pubblica moderata e conquistare alla causa palazzo Chigi. Con l'ansia di chi si sente assediato fa anche di più, cerca di individuare (anche con indagini giornalistiche o meglio tra i giornalisti) i "kamikaze" (perché spiega "fanno i danni del movimento, con uno sconsiderato atto di autolesionismo"), che hanno  consegnato alla stampa la famosa mail sul "caso Muraro", per saricareglil'intera responsabilità della crisi capitolina. Poi quello che non ti aspetti "l'amigos" Di Battista definisce "forti" le parole usate da di Maio contro Renzi, dopo l'endorsement dell'ambasciatore americano alla riforma costituzionale. Il fatto di essere stato scavalcato nell'approccio moderato rimarca il passo falso commesso da Di Maio. Ma ormai Di Battista lanciato nel sorpasso sulla linea moderata del collega, ospite di Lilli Gruber, sgancia una bomba "Se vince il "no" per me va benissimo andare al voto nel 2018, magari si può trovare un altro premier per un governo di scopo e modificare la legge elettorale". Ed ecco il ribaltone, Di Maio, che tempo fa era stato il primo ad aprire ad un governo del presidente, boccia Di Battista: "Il movimento va al governo solo con il voto degli italiani". Cambio della guardia, o meglio cambio di ruoli? Il governativo che diventa iconoclasta e viceversa? O più semplicemente sempre più sprofondo tra giovanotti che paiono finiti nelle sabbie mobili? A rendere ancora più caotica la situazione e a rendere incandescenti le stelle del movimento, si mette in moto la macchina dei Cinquestelle, ed arrivano bocciature a valanga per le "avventate" aperture di Di Battista, riassunte da un altro big di quel che rimane del Direttorio, Roberto Fico: "M5S nasce con uno scopo preciso, non accetta compromessi, non si accomoda per strada. E' una rivoluzione. E una rivoluzione deve andare fino in fondo, non può esserci a meta, perché le rivoluzioni a meta' sono peggio dei partiti politici", le sue parole, che danno l'idea del clima che si respira in queste ore. Di Battista a quel punto affida ad una mezza piroetta la sua precisazione: "M5S andrà al voto solo con il voto dei cittadini. E' evidente che con la vittoria del "no" Renzi dovrebbe assumersi la responsabilità dei suoi fallimenti, compresi quelli economici, e il Parlamento dovrebbe fare una legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliersi i propri rappresentanti", Non e' poi che avesse detto totalmente un'altra cosa Di Battista nella sua prima uscita e soprattutto non aveva detto che al governo di scopo sarebbero entrati anche i grillini. Comunque cambiare la legge elettorale, l'unica con la quale il M5S potrebbe vincere, sarebbe per loro pura follia. Perché allora dirlo? Almeno che la confusione non sia totale.

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