Veltroni svela il "patto" per l'elezione Ciampi. Celebrato a sinistra, per la destra il "meno peggio" rispetto a Scalfaro e Napolitano

. Politica

Era un tardo pomeriggio di maggio dl 1999 e tirava una leggera brezza di maestrale, quando Massimo D'Alema, all'epoca presidente del Consiglio, si presento' a Santa Severa con la sua proposta. "Ora tocca a te" disse a Ciampi, sulla terrazza della sua villetta. Ciampi rimase sorpreso, anche se le voci gli erano giunte, e si prese qualche giorno con una raccomandazione "accetterò solo se la mia sarà una candidatura unitaria". D'Alema lo rassicuro' che c'era l'accordo anche con Berlusconi e che non doveva temere imboscate dei franchi tiratori. All'inizio c'era una rosa di nomi messa a punto da D'Alema, che un pensierino lo aveva fatto anche per se stesso, composta da Amato, Bonino, Marini, Mancino e Rosa Russo Iervolino. Data per favorita ai nastri di partenza e poi scavalcata da Mancino. Ma Berlusconi non era convinto, troppo gli pesava il settennato di Scalfaro per affidare il Quirinale ad un altro democristiano. Allora D'Alema pesco' il jolly, "un fedele servitore dello Stato", fuori dalla logiche partitiche. Così arrivo' il si' del Cavaliere. Anche Walter Veltroni, allora segretario dei Ds lavoro' molto alla candidatura di Ciampi. E lo ha raccontato al Corriere, tracciando innanzitutto un ritratto dell'ex Governatore: "Per Me Ciampi e' stato il modello di italiano pubblico. Uomo delle istituzioni dotato di un raro senso dello Stato, mai fazioso, ne' dominato da spirito di parte, dolce e forte, come spesso sono i miti". Perfetto identikit dell'uomo super partes per la sinistra, cioè un uomo delle istituzioni con grande etica, al di fuori dei partiti, ma comunque proveniente da un cultura di sinistra. "Pensai fin dall'inizi a Ciampi, il racconto, con l'assoluta solidarietà per esempio di Napolitano. Telefonai a Carlo e glielo dissi.Poi feci trapelare il progetto su un giornale. Ciampi in principio era scettico e temeva qualche trabocchetto. Invitai una mattina a casa mia Fini e Casini, che condivisero l'idea di cercare una figura condivisa. Un'altra cena con D'Alema e Castagnetti per i Popolari chiuse il quadro". A Berlusconi parlarono Fini e Casini, mi chiamo' Gianni Letta per il via libera. La sinistra ha celebrato Ciampi compatta, come un padre della patria,  ricordandone le grandi doti umane e politiche e sottolineando come con la riscoperta dei valori nazionali, come la patria ed il tricolore, risveglio l'orgoglio nazionale. La destra invece a parte "il traditore" di Salvini e' stata in silenzio oppure ne ha delineato, quelle che ritiene, luci ed ombre. "Scompare con Ciampi un servitore dello Stato che ho sempre rispettato anche quando, per diverse responsabilità istituzionali, ci siamo trovati su posizioni diverse. Le parole di Berlusconi.  Il "traditore politico", pur nel cordoglio per la morte, datogli da Salvini viene dalla convinzione che "Ciampi fu uno di quelli che inguaiarono il paese con l'entrata nell'euro a condizioni da strozzini sul cambio lira-euro,imposto dai tedeschi". Più in generale per molti del centrodestra  Ciampi, rivalutazione della patria a parte, ebbe "una visione elitaria e tecnicistica della politica". Visione, che sempre per alcuni del centrodestra, "porto' a disastri ed a molti sgambetti al governo di Berlusconi". Mai pero' come quelli di Scalfaro prima di luì e di Napolitano dopo. Insomma dei tre fu il meno peggio.

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