Referendum, domani data. Forse il 4 dic. Quesito "truffa" per il fronte del 'no'

. Politica

Domani il governo si riunisce per decidere la data del referendum costituzionale. Le date probabili sono l'ultima domenica di novembre il 27 o la prima di dicembre, al momento più probabile, il giorno 4.  Intanto lo scontro tra Renzi ed il variamente colorato fronte del 'no' che spazia dalla sinistra radicale, compresa almeno parte della minoranza del Pd, per allargarsi fino a Berlusconi ed ai cinquestelle, si fa sempre più caldo. La polemica ora e' tutta concentrata su data e quesito referendario, mentre il Cavaliere comincia a temere che il M5S potrebbe intestarsi una eventuale vittoria del 'no', per cui si fa più prudente. Per la Sinistra italiana fissare il voto a dicembre vorrebbe dire cercare di ridurre l'affluenza e fare recuperare i si' (poi perché si ridurrebbe l'affluenza bisognerebbe chiederlo a loro)  e sarebbe davvero scandaloso". Ma la polemica più aspra e' quella sul quesito referendario, dove comunque il fronte del 'no' ha le sue buone ragioni per protestare. Al di la' delle singole idee. Quello che hanno deciso di stampare sulle scheda che troveremo nelle urne, potrebbe influire e molto sui meno informati. Visto che gli informati, siano per il si' o per il no, un'idea precisa se la sono già fatta. Il quesito, un po' in sintesi, reciterà "Vuoi tu ridurre il numero dei parlamentari e diminuire i costi della politica?". Ovviamente ad una domanda così posta, non conoscendo bene nel dettaglio la riforma, tutti risponderebbe si', certo. Sarebbe come se chiedessero "Vuoi pagare meno tasse? Oppure più banalmente "Vuoi bene alla mamma?". Così il fronte del 'no' si accinge a spiegare tutte le sue ragioni in campagna elettorale sostenendo in sintesi che non solo votando si' non cambierà un bel niente ma che ci ritroveremmo ancora più sudditi di un governo assolutamente padrone di tutto. Dall'altra parte Renzi ed il fronte del si' avranno più facilita' a spiegare, quello che poi e' lo slogan elettorale, con il si' l'Italia cambia ed in meglio, con il no si aprirebbe un periodo di instabilità con relativa stagnazione economica.

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