Renzi e' di destra? Quando il referendum diventa un boomerang o peggio la tomba politica

. Politica

Qualche giorno fa, Ernesto Galli della Loggia, ritenuto uno dei pontefici del pensiero politico, ha scritto un editoriale nel quale sosteneva che Renzi cambiando l'identità della sinistra italiana ha dimostrato l'inutilità della destra italiana "incerta e e senza visione". Insomma quando c'e' un vuoto in politica viene colmato, quello che ha voluto dire il politologo. La sua convinzione e' che le cose che Renzi ha fatto, e quelle che farebbe se gliele lascessero fare, appartengono più alla cultura economica e politica della destra che non alla tradizione della sinistra. Questo il pensiero, rispettabilissimo, di Galli della Loggia. ed in questa analisi si può inserire il referendum, che poi e' il cavallo di battaglia al quale si e' affidato Renzi per conquistare definitivamente il potere e diventare il primo premier di quella Terza Repubblica da lui tenacemente voluta. Il Si' alla riforma costituzionale come strumento di legittimazione politica e di rafforzamento della propria leadership. Perché al di la' di ogni dichiarazione pubblica sulla modernizzazione del paese, Renzi vuole dimostrare agli avversari interni ed esterni che il paese e' con lui.  Comportamento di destra o di sinistra? Probabilemte ne' l'uno ne' l'altro, ma tutti e due insieme. Perché quando si chiama il popolo al plebiscito ci si rivolge a tutti. Con molti rischi, perché il referendum spesso si e' mostrato in politica un boomerang. Basti pensare a Fanfani, che volle trasformare il referendum sul divorzio in un referendum politico, convinto di creare un fronte comune di tutti i moderati oppure lo stesso Berlusconi, quando proprio sulle riforme costituzionali, fu sconfitto da Prodi e da tutto li centrosinistra. Ma ci sono esempi illustri anche all'estero che hanno determinato tombe politiche  illustri. David Cameron chiese il referendum sulla Brexiti, convinto del trionfo, ma ha dovuto lasciare anzitempo Dawning street. Prima di lui, Alex Salmond, iil leader scozzese che aveva voluto il referendum sull'indipendenza fu travolto dal 55% dei voti contrari all'addio al Regno Unito. Ed anche per lui fu la fine politica. E' andata male anche al populista ungherese Viktor Orban, politicamente azzoppato dal mancato raggiungimento del quorum nella consultazione per respingere il piano di Bruxelles sul ricollocamento dei migranti. In un'altra parte del mondo, in Colombia, e' fallito persino un referendum per ratificare la pace tra il governo di Bogota' e i guerriglieri marxisti delle Farc. E si' che si chiedeva di mettere fine ad una guerra che dura da 52 anni ed e' costata la vita a quasi mezzo milione di persone. Un panorama estremamente variegato, con temi ed obiettivi diversi, ma con in comune la cosa politicamente più rilevante, quella della volontà di un premier di rivogersi direttamente al suo popolo. E chiedere, come in un quiz il parere del connazionali, confidando evidententemente nel loro aiuto, come estremo rimedio, per una decisione di vitale importanza per il futuro di un paese, e' cosa assai rischiosa e dirimente. Scoprire che il popolo ti e' contro (o magari e' freddo, nel caso di non arrivare al 50%, anche se il referendum costituzionale non necessita di alcun quorum) e' la sconfitta peggiore di un leader politico. Renzi lo sa bene e sa di giocarsi il suo futuro politico, che dipenderà dai un Si' e dai No che gli italiani sbarreranno su una scheda, domenica 4 dicembre.

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