Napolitano, il suo Si' senza avere mai amato Matteo "irrispettoso giovanotto", molto rottamatore degli ex Pci

. Politica

C'e' chi dice che qualcosa e' cambiato, negli ultimi tempi, tra Giorgio Napolitano e Matteo Renzi. Ma in realtà, non e' una semplice differenza di eta' a dividere i due. E' la cultura politica di fondo, il primo comunista, poi definito ex (era tra quelli che approvarono la decisione dell'allora Urss di invadere l'Ungheria), il secondo figlio di una cultura cattolica centrista (in volgare democristiano), che non ha mai portato ad una sintonia tra i due, se non diplomatica. Se non per reciproco, come sempre, interesse. Napolitano per dimostrare che lui era pure sempre il "Re Giorgio", cioè colui che voleva superare tutte le divisioni, ed il giovane e furbo Renzi, che voleva rottamare tutti i "compagni" di Re Giorgio senza inimicarselo. Un bell'alibi. Ma Giorgio lo ha capito sin dall'inizio, quando lo ha ricevuto a cena insieme alla moglie, che era ancora più diffidente dil lui. Tra l'altro oggetto della cena era nientemeno che togliersi di mezzo, quell'ingombro di Enrico Letta. Ora sicuramente a Napolitano non piace quella sorta di plebiscito sul referendum, che pero',  da accorto e consumato politico, avrebbe dovuto ben prevedere. Napolitano vorrebbe un voto solo sul merito delle riforme, non un plebiscito su Renzi. Il "vecchio" Napolitano, che e ' riuscito a fare fuori Berlusconi, comincia a  porsi un'assillante domanda: "Forse e' la stessa cosa, forse e' anche peggio!". Non sarà proprio Renzi quello che definitivamente sconfiggerà, non  i comunisti cosa non possibile, ma quelli ex nostrani che sembrano non azzeccarne una? Quello che Napolitano noto', e la moglie più di lui, era che il giovanotto toscano era ambizioso, esuberante, lontano anni luce dalla "sapienza comunista" per stile, capacita inclusiva e voglia di ascoltare i "consigli dati". E non c'e' niente che manda più in bestia, uno di scuola comunista, autentica, di chi non voglia ascoltare i "consigli". Basta chiedere a D'Alema. Figuriamoci Renzi che tutti li ha rottamati, tranne Napolitano, perché "non c'era bisogno". Oggi Napolitano vuole il Si', perché pensa che sia possibile la "sua riforma", ma non vorrebbe il plebiscito per l'anticomunista Renzi. Alla fine o vinceranno insieme o perderanno insieme.  Con la possibile terribile "autocolpa" (peggio della famigerata autocritica a cui erano soggetti i compagni "ritenuti" di aver sbagliato) di Napolitano di essere riuscito, in nome dei suoi ideali, a distruggere  Berlusconi, per poi vedere trionfare Renzi che, a sua volta, distrugge quello che restava della cultura comunista, che pur tra tante divisioni, e' stata al centro della vita politica dell'Italia fin dal dopo guerra.

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