Il giorno della verità per il Pd. Renzi "Italia schiava di chi dice sempre di no"

. Politica

Matteo Renzi si prepara per la direzione del pomeriggio, direzione che potrebbe diventare storica nella pur giovane vita del partito, nato da un'idea di Walter Veltroni, il 14 ottobre del 2007. Da allora e' stata sempre competizione tra gli ex comunisti, quelli che erano i diessini  e gli ex democristiani della Margherita, anche se fino all'avvento del giovane Renzi, erano stati sempre i post comunisti a comandare, quella che fu poi anche ironicamente chiamata la "Ditta". Gli animi si sono accesi soprattutto per il referendum e la nuova legge elettorale, battezzata l'Italicum. Quello che Bersani e la minoranza interna temono e' che il combinato disposto referendum-legge elettorale, possa dare troppo potere a Renzi. Addirittura poteri imperiali, secondo Eugenio Scalfari. E soprattutto temono, anche se non lo possono dire chiaramente, che un Renzi vincente al referendum, diventi il padrone assoluto del Pd. Con tanto di libera scelta per le liste elettorali, anche per i posti spettanti alla sinistra interna. Insomma paventano la "grande rottamazione" che questa volta potrebbe riguardare anche molti big, tipo lo stesso Bersani. Quindi preferirebbero che vincesse il no per ridimensionare Renzi. E con un premier azzoppato partirebbe anche l'operazione della sinistra per riprendersi il partito. Certamente se veramente oggi si arriverà alla rottura su un tema fondamentale come quello del referendum salterebbero tutti i margini di manovra per una ricomposizione. Di fatto si vedrebbe ufficializzata la nascita di un nuovo partito, quello del no. Poi che si arrivi ad una scissione sarebbe, probabilmente, solo questione di tempo. Renzi al quale piace l'odore acre della lotta politica, si prepara a scendere sul ring della direzione. E lo fa alla sua maniera affermando "L'Italia e' schiava di chi dice sempre di no". E rilancia: "Basta divisioni!". Parlando, con il cuore in mano agli imprenditori milanesi, spiega: "L'Italia deve essere patria di visioni, non divisioni". Ancora: "La cultura del no e dell'odio non funziona, con la rassegnazione non si va da nessuna parte". Poi cedendo alla sua innata verve ironica, fa un paragone: "Nella politica italiana c'e' il metodo Bubka (il grande saltatore con l'asta ucraino). Ogni mattina c'e' qualcuno che fa a gara a spostare l'asticella di un centimetro. Ma siamo ad un bivio di fondo, ci crediamo o no nel futuro del paese?". Gia' ieri Renzi aveva replicato a caldo, all'uscita di Bersani sul Corriere che annunciava il suo no al referendum: "Dicono no solo per antipatia nei miei confronti. Bersani ha votato  tre volte si' a questa riforma alla Camera. Se cambia idea ciascuno si farà una sua opinione. Nel Pd e' un anno e mezzo che mi danno contro".

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