"Divorzio all'italiana" per l'Italicum nel Pd? Nessuna scissione ma tra Renzi e Bersani ne sopravviverà uno solo

. Politica

"Rien ne va plus", giochi fatti, almeno fino al The Day After Tomorrow. Infatti il futuro del Pd si deciderà solo dopo il referendum che anche se non e' come dice Bersani il giorno del giudizio divino, sarà pur sempre uno svincolo fondamentale per lui, per il suo rivale Matteo e per tutto il Pd. Come punto di partenza per parlare non in politichese ma in modo semplice, c'e' una constatazione La spaccatura sulla bontà o meno delle riforme costituzionali e della nuova legge elettorale tra  Renzi, che si gioca la sua leadership, e la minoranza interna guidata da Bersani, e' arrivata nel profondo del corpo elettorale della sinistra, che mai ha assistito ad uno spettacolo del genere. In sole otto settimane una ferita così non la si può guarire con qualche discorso di rito e men che meno fare finta che nulla sia accaduto. Detto questo ognuno raccoglierà quello che ha seminato e siccome qui si parla del terreno della sinistra, vincera' chi meglio avra' intuito gli umori di quel popolo da sempre molto sensibile ed attento alla politica. Che vinca il si' oppure no, una scissione appare altamente improbabile, per una semplice regole della politica. La mancanza di convenienza. Altro dato, che si sta via via acquisendo, e' che Renzi ha centrato in pieno il suo vero obiettivo di questi ultimi tempi. Sta vincendo il Congresso prossimo venturo, che in realtà si e' già svolto. Con i vari big che si sono schierati, dalla sua parte. A partire da Dario Franceschini per passare al puntiglioso Fassino (che con la soddisfazione di Renzi ha, ieri in direzione, smontato tutte le tesi della minoranza sulle riforme). Ma si sono schierati con Renzi anche altri volti noti della sinistra, gli Orlando i Martina, presenti in bella vista alla Camera del lavoro di Milano ed in bella vista ed in foto di gruppo  assieme alla Finocchiaro e Luigi Berlinguer. Poi c'e' il presidente del partito da tempo in rotta di avvicinamenti al premier così' come Roberta Pinotti. E perché no, lo stesso Cuperlo, ha parlato in direzione da oppositore leale. Tutti non renziani, ma che potrebbero essere ancora più importanti per il premier. Tutti sono big aspiranti a rappresentare la sinistra interna del Pd prossima ventura. Renzi ha una grande attenzione per questa componete che vorrebbe nel suo Pd " Una sinistra critica quando serve, ma leale e soprattutto interna". Questo il vero nodo da scioglierBersani, che amando le metafore ha detto: "Da casa mia non mi cacciano. Ci vorrebbe l'esercito", ha detto la verità. Perché con chi se ne andrebbe, se la vittoria sarà del si'? Insomma e' un generale senza esercito, e siccome e' un buon politico, voltandosi indietro avra' visto il vuoto. E si e' fermato, anche se la sua vera paura e' quella di essersi autorottamato. Naturalmente sempre che Renzi vinca il referendum. Altrimenti dovesse vincere il no, Bersani (altro che scissione!) potrebbe riprendere fiato e cercare la rivincita contro quello che ritiene il "baro" della politica. Perché e' vero che tutta la strategia portata avanti da Renzi all'interno del partito e' sottoposta ad una condizione capestro, che non sia sconfitto nelle urne. Altrimenti le sorti del "Congresso anticipato" potrebbero ribaltarsi. Renzi sarebbe costretto a fare, almeno per un po' un passo di lato, ed allora Bersani potrebbe d'incanto ritrovare le sue truppe, guardandosi indietro. L'accusa reciproca tra Bersani e Renzi e' quella di mentire spudoratamente. Come spesso avviene in politica, quella sul referendum, oltre che una battaglia tra maggioranza ed opposizione interna, e' una battaglia all'ultimo sangue tra Renzi e Bersani. E ne sopravviverà solo uno dei due. Già la notte del 4 dicembre si saprà, come piace al premier,  chi avrà vinto referendum e il Congresso del partito. 

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