L'incubo scissione della sinistra. Pd al bivio ma più vicino ad una nuova Dc che alla "sinistra" messianica

. Politica

Quello della scissione e' l'incubo che accompagna da sempre la sinistra, o meglio la storia comunista, in Italia ed altrove, fin dalla nascita a Livorno nel 1921 del Partito comunista, che nacque da una  clamorosa scissione con i socialisti e dovette poi subito difendersi dalla smanie scissionistiche di Amadeo Bordiga. Nella sinistra la scissione determinate, nell'immediato dopo guerra, per il futuro del paese fu quella tra i socialisti di Nenni e e quelli di Saragat. Il primo impegnato con il Fronte popolare, sconfitto alle elezioni del 48, mentre il secondo contribuì ad evitare che l'Italia finisse sotto l'orbita dell'allora Urss. Poi vicende varie, dall'abbandono dei socialisti di Nenni dai comunisti italiani per via dell'invasione dell'Ungheria, alla sua entrata nel primo centrosinistra organico, che duro', anche se con fasi alterne, fino alla fine della cosiddetta prima Repubblica. Ultima scissione quella di Rifondazione comunista dopo la svolta della Bolognina di Achille Occhetto che porto' al Pds, poi diventato Ds. Fino ad arrivare al Pd, nato da un'idea di Walter Veltroni nel 2007, per dare vita ad un partito a vocazione maggioritaria, insieme ai vecchi democristiani di sinistra, che erano confluiti, dopo la fine dei partiti tradizionali, dovuta a Tangentopoli, nella Margherita. Ora torna l'incubo di una scissione che pero' difficilmente ci sarà. Ed il motivo e' semplice, a partire da una delle prime regole della politica, la mancanza di convenienza. Il Pd non e' più, e probabilmente non lo sarà più, la prosecuzione della storia del vecchio e glorioso Partito comunista italiano, dei Togliatti e Berlinguer, nostante alcune nostalgie. Quello era un partito a forte ideologia e quindi maggiormente soggetto a strappi. Perché quando qualcuno riteneva che venisse messo in discussione il credo supremo se ne andava o costringeva gli altri ad andarsene. Insomma la scissione non era che una versione secolare e laica dello scisma religioso. Altro mondo a forte impronta ideologica o meglio ancora dogmatica. La scissione ha sempre colpito i movimenti fortemente indennitari, quelli più portati ad una visione assolutistica e rigeneratrice del mondo. Storia opposta quella dei partiti pragmatici, anche se uniti da una medesimo sentire di fondo, magari da qualche simbologia come ad esempio fu la Dc. La Dc, pur unita appunto da un sottile quanto forte filo, costituito dal cattolicesimo, non e' mai vissuta di scissioni. Al suo interno convivevano pragmaticamente anime tra loro molto diverse o addirittura contrapposte. Molte le differenze tra i due "cavalla di razza", Moro e Fanfani, che si politicamente si detestavano. Molte anche le differenze dei due con Andreotti, che non amavano al punto tale da non consentirgli mai di fare, a lui che pur aveva fatto tutto, il segretario della Dc (Allora più potente di chi stava a palazzo Chigi come presidente del Consiglio, la parola premier ancora non si usava). Perché? Al di la' della comunanza di fondo, la Dc rappresentava (in sociologia politica) una cooptazioni di interessi, rappresentava insomma le diverse fasce sociali, con tutte le loro esigenze. alle quali rispondeva alternativamente, soddisfacendole mantenendo quell'equilibrio, consentito dai rapporti interni, rappresentai dalle correnti. Ormai il Pd e' via via diventato, e con Renzi, ancora di più, una sorta di nuova Dc. Non nei valori o nelle aspirazioni, ma dal punto di vista pragmatico e della rappresentazione delle varie classi sociali. Per questo Renzi ha bisogno d una sinistra interna, anche se la vorrebbe come dice lui, rappresentativa vivace di certi ideali e valori, ma sempre leale e costruttiva, con un'opposizione comunque interna. Quando il partito decide a maggioranza poi si avanti verso un altro scoglio da superare insieme. E la sinistra ha bisogno di Renzi per non rinchiudersi in un recinto dove avrebbe poco spazio di crescita. Perché sarebbe precipita come vecchia, la cosa attualmente peggiore, e per di più rappresentata da leader, percepiti come altrettanto vecchi. Potrebbe anche arrivare al debutto al 6 o 7%. Ma poi sarebbe destinata con ogni probabilità ad una lenta ed inesorabile decrescita. Per queste ragioni, cioe' perché il Pd, ormai e' si anche di sinistra ma non e' più la sinistra di una volta, la parola scissione, sarà usata più come arma per pressioni e giochi di potere che come effettiva opzione. Tutti nel Pd, da Renzi a Bersani sono troppo dentro la politica per non sapere che quella che si sta svolgendo e' soprattutto una lotta tra loro due per la presa o ripresa del potere nel partito che poi vuole anche dire la leadership nazionale. Il 4 dicembre notte si sapra' chi avra' vinto il referendum. Poi si aprirà una nuova pagina, che prevede storie molte diverse a seconda di come andrà.

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