Il "mito" dell'anno zero, il bivio del 18 apr. 48' e quello del 94' . Ora il terzo per la Terza Repubblica

. Politica

"Il falso mito dell'anno zero". Titola così un articolo di Pierluigi Battista sul Corriere, nel quale offre un'analisi su quanto accaduto in Italia dal dopo guerra, difendendo quanto fatto dalla Prima Repubblica, che garanti' all'Italia di passare in una manciata di anni da paese sconfitto, povero, agricolo in un paese industriale, moderno,  fino a raggiungere il rango di quinta potenza economica al mondo. Di Battista critica la scelta prima di Berlusconi e poi di Renzi di  evocare l'instabilità del passato (si citano i 67 governi in 70 anni) per bollare la palude di prima, come la causa di tutti mali, contrapponendo la ventata di aria fresca da loro portata. Insomma l'immobilismo contrapposto al movimento di oggi, la conservazione di ieri contro il loro dinamismo riformatore. L'Italia che era ferma e l'Italia che riparte; "Una sindrome da anno zero, il passato schiacciato nella pigrizia e nella non storia". Poi Battista si domanda: "Ma e'una retorica che ha un minimo appiglio con la storia?". A suo avviso no: "In realtà tutti i governi della Prima Repubblica, hanno avuto come perno la Dc , la quale se si eccettua la parentesi laica di Spadolini prima e di Craxi poi, e' sempre stata stabilmente a palazzo Chigi, con un'alleanza di partiti che variava, i liberali o i socialisti alternativamente  tutt'e due insieme, ma non in modo tale da prefigurare governi instabili con maggioranze alternative". Ancora: "Politicamente l'Italia e' stato un paese ultra stabile. I governi cambiavano per tortuose geometrie di potere tra le correnti, i rimpasti, per i bis ed i tris, e per tutte le acrobatiche formule che popolavano il mondo democristiano". Questo e' tutto vero, ed i partiti, poi abbattuti, da Tangentopoli, non senza che ci fosse dietro un disegno politico anche internazionale,  hanno consentito che in Italia prosperasse la democrazia. Pero' anomala, perché non c'era alternanza. Chiunque vincesse era una storia di pochi punti percentuali, utili solo per i giochi interni di potere.  I bis ed i tris, e anche molto di più (basti vedere il numero dei governi Andreotti o Fanfani) c'erano perché gli uomini erano sempre quelli, non c'era possibilità di ricambio. Per la gioia di molti. Allora contava molto di piu' piazza del Gesu' che palazzo Chigi. Chi decideva tutto su nomine come Eni, Enel, Iri, Finmeccanica, Rai, era sempre il segretario della Dc e non il presidente del Consiglio. Allora non usava la parola premier. Ci fu la stagione economicamente triste dopo il boom dell'inflazione, tra gli anni settanta ed ottanta, che indeboli' di molto il potere d'acquisto gli italiani. La spesa pubblica galoppava incontrollata con assunzioni clientelari in massa, ad esempio alle poste. Per non parlare degli anni bui dello stragismo prima e poi del terrorismo, pagine per molti versi ancora oscure, culminati con l'assassinio di uno degli uomini più prestigiosi della Dc, Aldo Moro. Non c'erano ancora le ferree regole dell'Europa e questo contribuì ad una vertiginosa crescita del deficit. Con il quale si sono dovuti confrontare Berlusconi prima e poi Renzi. E' vero anche la stabilita' non c'e' stata neppure dopo il 94, anche perché era cambiata solo la legge elettorale (una legge ordinaria, mentre fu allora impossibile modificare la Costituzione, che ha bisogno di un lungo iter che prevede la doppia lettura delle Camere), diventata bipolare e non bipartitica, così da consentire la vittoria solo ad uno schieramenti e che fosse centrodestra o centrosinistra, inevitabilmente molto variegato. A questo si devono ribaltoni, trasformismi, cambio di casacche, con relativa nascita di partitini, che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Ora con la Terza Repubblica, se la riforma verra' approvata, cambierà anche la Costituzione e quindi l'ordinamento dello Stato, e molto cose potranno effettivamente cambiare radicalmente. In meglio o in peggio e' ancora tutto da vedere. Sta di fatto che due sono le date storiche per l'Italia di fronte ad un bivio decisivo per la sua storia. La prima il 18 aprile del 48, quando la Dc stravinse (allora non c'erano ancora i sondaggi ed i comunisti sperarono fino all'ultimo, distribuendo pure false illusioni ai loro) contro il Fronte Polare (comuniste socialisti, legati all'allora Unione Sovietica), che si fermo' al 30% La Dc sfioro' la maggioranza assoluta dei voti con il 48,5% ed ottenne la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera. Ma certo era difficile cambiare una Costituzione appena approvata, tanto che quando all'inizio degli anni cinquanta provo', lei per prima a modificare non la Costituzione ma la legge elettorale, con quella che fu allora dai comunisti definita  "legge truffa" (era semplicemente previsto un premio di maggioranza) scoppio' quasi la guerra civile. E l'altra e' stata quella del 27-28 marzo del 94' quando Berlusconi batte' la "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto. Insomma i comunisti, diventati post comunisti, con il nome di Pds, venivano sconfitti per la seconda volta nella loro storia. Forse perdendo anche l'ultima occasione di essere loro il perno (pensando di avere preso il posto degli scomparsi socialisti)  per molti anni di qualsiasi governo, come in passato lo era stato la Dc. La colpa fu di quel clone di Craxi, chiamato Silvio Berlusconi. Uomo da abbattere "assolutamente" per la sinistra. A tentativo riuscito, ecco pero' spuntare, come in un libro di Stephen King, un alieno dal loro stesso seno, quasi germoglio di un baccello venuto dallo spazio. Questa forse e' la ragione di quell'ostilità che sta sempre più accostando i due, comprese le loro iniziative per cambiare la Costituzione. Il 4 dicembre con il referendum sarà l'ora della verità. Il  terzo bivio nella nostra storia, che potrebbe portare alla Terza Repubblica.

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