I segreti nella pancia della Terza Repubblica, se verra'. Le trame di Verdini per alleanza centrista prima del giudizio universale

. Politica

Non si sa ancora come andrà il referendum dl 4 dicembre, ma gia c'e' chi lavora per l futuro. Da una parte e dall'altra. Se dovesse vincere il No, lo scenario avrebbe tante variabili, difficili al momento da analizzare completamente, se non che Renzi sarebbe più che azzoppato ferito a morte, visto che e' stato lui stesso ad offrire su un piatto d'argento la testa agli elettori ma soprattutto a tutti quelli, e sono tanti, che non vedono l'ora di toglierselo di mezzo. Ma siccome Renzi e' positivo pensa e spera in positivo, così come quel Denis Verdini, che da ex plenipotenziario di Berlusconi e' diventato l'uomo di fiducia di Renzi nella palude delle retrovie di quel che fu il centrodestra. Da vecchio volpone della politica Verdini si e' riuscito anche, al di la' di tutte le sue pene giudiziarie, a presentarsi come una sorta di eminenza grigia. Sempre fuori dai riflettori e dalla ribalta, ma attivissimo nelle sue numerose cene e pranzi per tessere tele e cercare di disfare quale degli avversari. Intanto gli e' riuscito il colpaccio di inglobare la sua Ala con Scelta civica, il partitino fondato da Mario Monti. Messo in soffitta, con suo enorme dispiacere. A guidare l'operazione degli ammutinati all'ex premier, succeduto a Berlusconi, e' stato Enrico Zanetti, che otre ad essere il segretario di Scelta Civica e' anche viceministro dell'Economia. Un modo per Verdini di farsi maggioranza senza colpo ferire. Ma la sua lunga marcia non e' finita, e' solo, almeno nel suo progetto, agli inizi.  Ora per lui la prima cosa, la più importante, altrimenti salta tutto il suo elaborato disegno, e' quello che vinca il Si' al referendum. "Primum vincere", dice come racconta a Francesco Verderami sul Corriere, perché e' anche un'altra declinazione per dire "primum vivere". Verdini la vede bene e spiega: "I sondaggi danno un testa a testa. Ma se valutiamo bene tutte le forze in campo che si oppongono alla riforma, il No dovrebbe superare il 65%. Se non e' così, e perché nel merito la stragrande maggioranza dei cittadini e' favorevole al cambiamento". Ancora: "Il giovanotto" (Renzi) "a mio avviso non ha sbagliato campagna elettorale. Ma che doveva fare? Il referendum sulle trivelle non e' passato, perché non ha raggiunto il quorum. Stavolta il quorum non c'e, e lui ha dovuto chiamare alla mobilitazione. Ha fatto bene. Secondo me il fronte del No ha raggiunto il suo picco massimo. Anche sotto il profilo mediatico ha detto tutto cio' che poteva dire e cioè 'mandiamo Renzi a casa'. Mentre il fronte del Si' non può che crescere". Poi sostiene che Berlusconi e' come una rockstar, che si porta appresso il suo elettorato, "Lui fiuta l'aria e decide". La sua convinzione di fondo e' che nel clima attuale dove spira forte l'aria populista, sono necessarie non le "larghe intese", definizione politica che appartiene al novecento,  ma un'alleanza pragmatica delle forze di sistema. Naturalmente tutto il suo ragionamento poggia su una modifica della legge elettorale, che e' convinto che Renzi concederà a vittoria nel referendum ottenuta, che consenta anche ai piccoli di entrare in Parlamento tramite le coalizioni (l'attuale legge elettorale invece non prevede liste di coalizione). Ed allora ecco che prende forma la sua idea, una Federazione di centro.  "L'ho detto ad Alfano, tutti insieme e ognuno a casa propria, almeno inizialmente", spiega Verdini, che aggiunge: "Ma bisogna unirsi per costruire una forza autonoma moderata che dia risposta a quanti non vogliono accettare il primato dei populisti". Insomma spinge per un accordo tra i centristi prima del giudizio universale. C'e' poi quello che non dice, ma che e' comunque chiaro. A cosa dovrebbe servire questa forza di moderati che raccoglierebbe, almeno nelle intenzioni, voti del centrodestra, tolti a Berlusconi?  Servirebbe a dare un ruota di scorta a Renzi, se dovesse diventare il primo premier nella Terza Repubblica, senza dovere forzatamente soggiogare alle richieste della sinistra del suo partito. E non c'e' dubbio che per Renzi sarebbe ben più facile trattare con Verdini che non con Bersani o lo stesso Berlusconi. Tradotto dal politichese, Verdini vorrebbe non tanto un partito della Nazione, che sa non percorribile, almeno al momento, ma un patto per la Nazione. 

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