Da Bruxelles "Si a soldi per terremoto, ma sotto tutela". L'Italia chiede 3,4 mld ma ne ha stanziati solo 600

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Al momento i conti sul terremoto non tornano. E a Bruxelles se ne sono subito accorti. Renzi ha annunciato "Ricostruiremo tutto, presto e bene, i danni sono enormi". Spulciando i numeri pero' balza all'occhio un forte gap tra la cifra stanziata nella manovra  economica, 600 milioni e quello 0,2% di "flessibilità" che il governo si e' già preso, anche in nome dell'emergenza terremoto. L'altra e' quella riguardante i migranti. Solo che quei due decimi in più tradotti in cifre equivalgono a ben 3,4 miliardi. Una bella differenza! Al Tesoro minimizzano. "E' naturale - spiegano alcune fonti - che non ci siano 3,4 miliardi di spese dentro l'articolato della manovra, perché una parte di queste spese figura in forma aggregata ne fondi dei singoli ministeri". Una spiegazione che pero' non fa che confermare che i conti non tornano. Perché, come spiega un'altra fonte, il grosso delle cifre per la ricostruzione "lo devi mettere li', poi ci può stare che la benzina dei mezzi militari la metti sui fondi della Difesa, ma e' strano che in manovra ci sia una cifra così bassa". Dal Tesoro arriva poi un'ulteriore spiegazione: "Un altro miliardo arriverà dal fondo per lo sviluppo degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale creato dall'art. 21 della legge di Bilancio". Fondo per cui il governo ha previsto 1,9 miliardi. Anche così pero' le risorse per il sisma raggiungerebbero soltanto quota 1,6 miliardi di euro, circa la meta' di quanto chiesto a Bruxelles. Dove serpeggia il timore che Renzi voglia utilizzare i margini chiesti all'Europa per fare quadrare i conti, coprendo anche altri capitoli di spesa. Se si aggiunge che nella capitale dell'Europa non sono piaciuti oltre ai contenuti neppure i toni della lettera che il governo italiano, tramite il ministro Padoan, ha inviato per rispondere ai rilievi della Commissione europea, si comprende perché la risposta sia stata ritenuta la "meno costruttiva" tra quelle spedite dai cinque paesi (oltre all'Italia, Portogallo, Belgio, Finlandia e Cipro) che hanno dovuto rispondere all'Europa. "Bocciatura" che non preclude pero' la possibilità di giungere ad un accordo tra Roma e Bruxelles, sul punto più controverso, quello cioe'delle risorse per il post terremoto. E qui la Commissione europea sarebbe pronta ad indicare una via alternativa "Si alle spese per il terremoto ed anche a quelle per la messa in sicurezza del territorio, ma ad una condizione Scorporare dal deficit queste spese e farle passare atraverso il Fondo europeo per gli investimenti stategici e i contributi pubblici ai progetti, conosciuto come fondo Juncker". C'e' pero da dire che questo fondo finora ha funzionato poco e male. Quasi un fallimento rispetto ai propositi. Poi quella dell'Europa e' una chiara manifestazione di mancanza di fiducia. Non ci dicono propio "guadate noi siamo attenti, e voi siete quelli che avete inventato il gioco delle tre carte….", ma poco ci manca. Secondo Bruxelles "la sua via" sarebbe una "garanzia" per controllare direttamente che le risorse siano destinate solo all'obiettivo prefissato. Si annuncia battaglia, Renzi difficilmente accetterà di essere messo "sotto stretto controllo". 

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