Il referendum rischia di saltare, lo strano meccanismo dell'eterogenesi dei fini

. Politica

Quando mancano poco più di trenta giorni al voto sul referendum, previsto per domenica 4 dicembre, giorno di Santa Barbara, protettrice dalle fiamme, c'e' grande e, in molti nei palazzi della politica, trepida attesa, per la decisione del Tribunale di Milano, che potrebbe arrivare a partire da oggi e che dovrà decidere se sia ammissibile il ricorso, contro l'eterogeneità del quesito referendario (ndr. la famosa polemica del quesito posto nel modo 'Vuoi bene alla mamma?'), presentato dall'ex presidente della Consulta, Valerio Onida e dalla costituzionalista, Barbara Randazzo. Se il giudice, Loretta Dorigo, opterà per l'ammissibilità e la non manifesta infondatezza del ricorso, che ritiene lesa la libertà di voto dei cittadini, a causa appunto di un quesito eterogeneo e incompleto rispetto alla portata della riforma, la palla passera' alla Consulta. La Corte in questo caso sarà chiamata ad esprimersi sulla costituzionalità del semplice Si' oppure No. L'effetto dell'accoglimento del ricorso sarebbe un inevitabile rinvio del referendum al 2017. C'e' chi considera un eventuale rinvio un assist a Renzi, ormai talmente coinvolto personalmente nel voto, che in caso di sconfitta dovrebbe probabilmente lasciare palazzo Chigi. Ed interrompere quella sua corsa politica finora segnata solo da successi. Ora Augusto Minzolini fa una lunga disamina sul Giornale, che e' anche un pezzo di storia politica. Conoscerla serve per meglio capire le convulse fasi attuali. "La chiamano eterogenesi dei fini - scrive - cioè lo strano meccanismo per cui (secondo il dizionario Treccani) le azioni umane possono produrre fini diversi da quelli che sono stati perseguiti dal soggetto che compie l'azione". Ecco gli esempi: "Bettino Craxi non andò ad elezioni anticipate nel 91', con l'obiettivo, dopo la caduta del muro di Berlino, di inglobare gli ex Pci, ma invece in quel lasso di tempo scoppio' Tangentopoli e i socialisti scomparvero dallo scenario politico, mentre gli ex comunisti andarono al governo. Ancora, Giorgio Napolitano, ebbe la geniale idea, si fa per dire, di non aprire la strada alle elezioni anticipate nel 2011 e di dare vita al governo Monti per combattere l'antipolitica, con il brillante risultato che i grillini passarono in un anno dall'8% al 25%". Ancora: "Come si vede gli astuti piani che poi si tramutano in catastrofe per i loro autori nascono sempre dall'allergia che l'establishment politico italiano nutre verso le urne, si tratti di elezioni o di referendum".  Il referendum sulla riforma della Costituzione del governo Renzi non fa eccezione. Anzi. Qui "l'eterogenesi dei fini" coinvolge una vasta platea di perone, tutte intente a perseguire degli obiettivi ben precisi, ignare del rischio che i risultati potrebbero essere ben altri, se non addirittura opposti ai loro desiderata. Il ricorso di Onida e della Randazzo contro il quesito referendario potrebbe anch'esso produrre il contrario del voluto. Infatti l'ex presidente della Consulta e' schierato per il No ed invece rischia di offrire una preziosa ciambella di salvataggio a Renzi e a tutto il fronte del Si. Che i sondaggi ad oggi danno sconfitto a favore del No. C'e' chi facendo parte del fronte del No ironizza: "Quel genio di Onida rischia di fare la frittata e, visto che e' schierato per il No, mi pare anche un po' masochista". Il referendum rischia di slittare al 2017 e per di più c'e' la possibilità che il quesito referendario venga spacchettato in più quesiti. Una sorta di inaspettata manna dal cielo per Renzi, che vedrebbe sminata la consultazione dal suo forte impatto politico. Insomma la sua permanenza alla guida di palazzo Chigi e del Pd non sarebbe più a rischio. Non ci sarebbero più vincitori o sconfitti, con buona pace di tutti.

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