Referendum: L'establishment che punta sulla X, Alfano apre a rinvio, ma Renzi lo stoppa "Tema surreale"

. Politica

In attesa della decisione del Tribunale di Milano sulla richiesta dell'ex presidente della Consulta Valerio Onida e della costituzionalista Barbara Randazzo, che hanno presentato un ricorso sulla eterogeneità del quesito referendario e che in caso di accoglimento con l'invio alla Consulta renderebbe certo il rinvio del referendum al 2017, negli ambienti politici c'e' chi ha consigliato il rinvio della consultazione a causa del terremoto, dove sarebbero molto complicate le operazioni di voto. Alfano aveva aperto a questa possibilità: "Noi non abbiamo chiesto alcun rinvio della data elettorale, ma qualora una parte dell'opposizione fosse disponibile a valutare un'ipotesi di questo genere, sono convinto che sarebbe un gesto da prendere in altissima considerazione". Ma a stroncare voci e sospetti incrociati, ci ha pensato lo stesso Renzi: "L'ipotesi dello spostamento della data del referendum non esiste, punto", aggiungendo "e' un dibatto surreale, evitiamo di incrociare referendum e terremoto, non hanno niente a che vedere". Pero' c'e' chi forse sta cominciando a pensare, nello stile tanto caro ad un certo mondo politico, che preferisce il grigio, al bianco e al nero, che sarebbe meglio un pareggio. Ovvero sarebbe meglio disinnescare gli effetti politici dell'appuntamento del 4 dicembre. In sintesi di trovare una via d'uscita a Renzi, che con il suo vizio di rilanciare sempre , si e' da solo infilato in un cul de sac. Una sorta di fronte del Ni, in maggiorana gente che preferisce il Si', ma evitando i rischi di un grave crisi in caso di insuccesso. E per raggiungere l'obiettivo pareggio un rinvio del voto con scorporamento dei quesiti rappresenterebbe l'optimum. Si dice che anche re Giorgio sarebbe favorevole a questa soluzione, che anche il capo dello Stato Mattarella non disdegnerebbe. Per evitare possibili guai ai quali poi toccherebbe a lui riparare. Molti sono i dubbi e le preoccupazioni dell'establishment su cosa potrebbe accadere in caso di vittoria del No. Ma Renzi, che e' uno che di fiuto politico ne ha da vendere, ben di più di tanti politici di lunghissimo corso, ha capito che non può cavalcare il rinvio. Sarebbe rinnegare se stesso e deludere il popolo al quale ha espressamente chiesto di votare le sue riforme, delle quali si parla incessantemente da due anni. Il non andare al voto darebbe visto dai cittadini come uno scippo, con conseguenze imprevedibili. Una forzatura più o meno camuffata che il governo e la sua maggioranza probabilmente pagherebbero caro alle prossime elezioni politiche. Che poi sono il vero traguardo di Renzi per essere finalmente eletto dal popolo. "Questi sono pazzi - sbotta Brunetta - se commettono un errore come quello del rinvio regalano il paese ai populisti". "E' gente che continua a giocare con il fuoco - sono le parole che qualcuno ha sentito uscire dalla bocca di D'Alema - Porteranno i grilini al 51%". E di D'Alema si può dire di tutto tranne che non ne capisca di politica. Anche perché il paese che ne ha viste di tutti i colori non vuole certamente che il proprio destino politico sia nuovamente nella mani del solito Tribunale di Milano. Conclusione, Renzi mai chiederà un rinvio del referendum per il terremoto od altro, se pero' i giudici di Milano dovessero decidere diversamente, lui non ci potrebbe fare nulla. In questo caso proverà soddisfazione per lo scampato pericolo o rammarico per la mancata vittoria?  

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