L'ombra di un patto Renzi-Berlusconi per un nuovo Italicum dietro la decisione del Tribunale di Milano sul rinvio del referendum

. Politica

Quello che deciderà il Tribunale di Milano sul ricorso presentato dall'ex presidente della Corte Valerio Onida sarà un fatto più politico che tecnico. Infatti ci sono sufficienti ragioni giuridiche sia per giustificare un accoglimento del ricorso, con tanto di invio degli atti alla Consulta, sia per bocciare il ricorso stesso. Solo che il discrimine tra le due decisioni e' tutto politico. Se si voterà, il 4 dicembre sarà veramente l'ora del giudizio universale, naturalmente politico. Se invece ci dovesse essere la richiesta di intervento della Consulta il voto inevitabilmente si sposterebbe in primavera. Con un effetto immediato, evitare elezioni anticipate nella stessa primavera, quasi sicure in caso di vittoria del No, ma anche probabili in caso di un'affermazione di Renzi, che avrebbe tutte le buone ragioni per cavalcare l'onda vincente ed andarsi a prendere la vittoria in elezioni politiche, che lo legittimerebbero con il voto popolare e probabilmente gli consegnerebbero le chiavi di palazzo Chigi, come primo premier della terza Repubblica. La road map di un rinvio era stata esplorata anche per via politica, cioè nella ricerca di un accordo, giustificato magari dal terremoto, per spostare, sempre a primavera la data delle elezioni, in modo da disinnescare la polveriera politica di Santa Barbare (prorettrice dagli incendi), santa della domenica prevista per il voto. Trattativa difficilissima, perché non poteva avere padroni. Ne' Mattarella, pur attento a caldeggiare buoni rapporti tra maggioranza ed opposizione, ne' Renzi che avrebbe palesato debolezza, ne' tantomeno Berlusconi che avrebbe fatto saltare il banco dei suoi già difficili rapporti all'interno del centrodestra. Alfano ci aveva provato (imbeccato?) lanciando un flebile segnale a Berlusconi (beh se ce lo chiedono le opposizioni…). Ma la trattativa si e' infranta di fronte ai "cavalli di frisia" issati da tutti coloro che non sono favorevoli a nuovi accordi tra Renzi e Berlusconi. Rimane la possibilità del Tribunale di Milano, anche se una decisione a pochi giorni dal voto potrebbe portare a nuove tensioni e soprattutto scatenare la rabbia dei cittadini, che da due anni sono tormentati dalla storia delle riforme. Da una parte  e dall'altra. Se pero' la consultazione slittasse, per cause di forza maggiore (giuridiche) il Parlamento utilizzerebbe i prossimi mesi per cambiare 'Italicum. E visto che le ambascerie di Arcore e di palazzo Chigi, stavano comunque trattando sulla possibilità del rinvio politico, poi sfumato, per manifesta impraticabilità, i contatti potrebbero rinvigorirsi. Se le modifiche alla legge elettorale fossero il frutto di un "ritrovato patto del Nazareno" verrebbe cancellato quel "combinato disposto" tra riforma costituzionale e sistema elettorale che Berlusconi contesta a Renzi, quel timore "dell'uomo solo al comando", che lo ha indotto a schierarsi per il No. Seppellito l'Italicum, il Cavaliere potrebbe seppellire l'ascia di guerra referendaria. Sarebbe una mossa che a primavera sposterebbe decisamente gli equilibri a favore del Si'. E ridisegnerebbe la geografia politica nazionale. 

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