Voto anticipato in primavera? Il doppio scenario di Renzi

. Politica

Matteo Renzi si sta battendo come un leone per il suo referendum. Se vincerà proseguirà nella sua rapida cavalcata politica, che finora lo ha visto passare di successo in successo. Se dovesse perdere, la botta sarà dura molto dura, la sua marcia trionfale si interromperà bruscamente e lui lascerà, per sua scelta, palazzo Chigi, subito dopo avere portato in porto la manovra economica, ai primi di gennaio. Ma non rinuncerà alla battaglia politica. Dovrà  pero' riposizionarsi nella ridotta della segreteria politica del suo partito per tentare la ripartenza. Il primo scenario esplorato da Renzi con i suoi e' ovviamente quello favorevole, che si aprirebbe in caso di vittoria del Si'. L'onda di un nuovo successo lo porterebbe a chiedere al presidente Mattarella di accelerare le urne, anticipando il voto di un anno, nella prossima primavera. Con quale motivazioni? La riforma costituzionale ratificata dal voto popolare e quindi da attuare praticamente. Quale senso avrebbe tenere in vita il Senato (per di più ingovernabile e lo sarebbe ancora di più con quelli del fronte del No avvelenati dalla sconfitta), quando i cittadini hanno detto si' alla riforma, che ne cambia radicalmente i connotati? Argomenti che potrebbero essere convincenti anche per il prudente Mattarella. A questo punto Renzi potrebbe apportare anche alcune correzioni all' Italicum, mantenendo le promesse prese. Modifiche che potrebbero riguardare sia la reintroduzione delle coalizioni al posto delle liste dei partiti sia l'abolizione del ballottaggio,  salvando un premio di maggioranza per garantire la governabilità. Poi via alle urne, per diventare il primo premier di quella Terza Repubblica, per la quale ha tanto lottato. Facendo i dovuti scongiuri, Renzi ha preso in esame anche il caso peggiore, la vittoria del No. Con scenari imprevedibili pure per lui, perché le varianti sarebbero talmente tante, da rendere difficilmente progettabile una strategia a tavolino. Quello che pero' il premier sa, e' quello che può fare lui. Innanzitutto lasciare comunque palazzo Chigi per non farsi bollire come vorrebbe Bersani. Dimissioni da presentare subito dopo avere portato in porto la manovra economica per evitare spinte destabilizzanti. Renzi ha confidato che a quel punto non gli resterebbe che prepararsi ad elezioni anticipate con le "mani libere", nel ruolo di segretario del Pd. O di quel che resterà di un partito uscito definitivamente balcanizzato dal voto referendario. Obiettivo dare battaglia senza esclusione di colpi a Grillo e al suo M5S. Ma in questo caso a chi darebbe l'incarico Mattarella per formare un nuovo governo? Renzi potrebbe suggerire uno tra Padoan e Franceschini. Il primo se la tempesta finanziaria dovesse presentarsi in modo particolarmente violento, il secondo invece gli darebbe maggiori garanzie di un interfaccia tra il Nazareno e palazzo Chigi, in una fase in cui lo scontro interno al Pd raggiungerebbe l'apice. Ma sia nell'uno che nell'altro caso si tratterebbe di un governo di emergenza con il compito di portare il paese ad elezioni. E di varare una nuova legge elettorale, in una situazione politica così incandescente pero' da rendere difficile un accordo sulle modifiche. 

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