Referendum, "Preferisco morire da Renzi che vivere da pecora"

. Politica

"Faccio Renzi fino all'ultimo, preferisco morire da Renzi che vivere da pecora", lo dice Renzi ai suoi alla Leopolda, con a fianco la "ritrovata" moglie Agnese, come alla Casa Bianca durante la festa di Obama, dopo mesi di gossip. Matteo guarda i sondaggi, che danno ancora in testa il No, anche se di un'incollatura, ma non "molla". "Sara quel che sarà ma il referendum si svolgerà nei tempi e modi prestabiliti". Naturalmente Tribunale di Milano, che sta vagliando il ricorso di Onda e ancora non si e' pronunciato, permettendo. Chissà perché c'e' una certa inclinazione di uomini che si ritengono forti di ricorrere alla prosa del Duce. Anche il non "mollo" e' un ricordo storico. Insomma il ragionamento del premier e' chiaro, per amici e avversari "se perderò, se i No avranno la meglio ne accetterò le conseguenze". Non lo dice palesemente il premier perché si e' riproposto non parlare più del suo caso personale. Ma lo sa il presidente della Repubblica, come lo sanno i suoi alleati, che pure cercano di fargli cambiare idea. Se il referendum dovesse andare male, Matteo si dimetterebbe. E anche la decisione di aprire una trattativa sulla legge elettorale e' in linea con la sua strategia. Non vuole subire l'accusa di avere fatto l'Italicum, la nuova legge elettorale, a "sua immagine e somiglianza". Ed e' per questa ragione che ha fatto istituire una commissione del Pd, che ha già messo giù una proposta su un piatto d'argento per la minoranza interna. Via ballottaggio, preservando un premio di maggioranza e reintroduzione delle liste di coalizioni. Ricevendo la scontata bocciatura "immediata" di Bersani. Lui, Renzi, ha voluto dimostrare le sue buone intenzioni, ma gli interlocutori hanno mostrato, a suo avviso come ampiamente previsto, di essere "fuori dal Pd". Il problema del premier non riguarda quindi la minoranza del Pd e Bersani ("quelli pur di farmi perdere, preferiscono dare il paese a Di Maio"). La proposta di Renzi sulla riforma della legge elettorale ha avuto lo scopo di dimostrare che Bersani e compagni hanno già deciso di votare No al referendum ed in questo senso il Gianni Cuperlo (uomo della sinistra convinto ma non allineato), che approva l'accordo interno serve a dimostrare questo assunto, "se non si e' contro Renzi per principio, si riesce a trovare un compromesso onorevole". Ma tutto il lavoro intorno all'Italicum riguarda gli alleati di governo e soprattutto Berlusconi, con il quale spera di potere riprendere il dialogo. Renzi ha comunque spiegato sempre ai suoi quanto la materia elettorale sia complessa: "Alfano e' contro il ballottaggio, Franceschini a favore, Napolitano vuole il turno unico, Prodi invece ritiene che ci debba essere il secondo turno". Ma il punto e' che Berlusconi, in questo saggiamente, ha chiesto di trattare solo dopo il referendum. Quando ci sarà, comunque vada,  un nuovo mondo politico, con geografie politiche tutte da ridisegnare. Ora una cosa e' certa per Renzi: "Referendum, avanti tutta". 

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