Renzi ancora all'attacco "Il NO vuole solo far cadere il governo", Bersani amaro "Una parte dei nostri è già fuori..."

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Il giorno dopo la Leopolda Matteo Renzi va ancora all'attacco del fronte del NO e non sembra preoccuparsi degli spifferi di scissione che aleggiano sul Pd. Dopo la kermesse fiorentina dove i suoi hanno intonato un coro di 'Fuori, fuori' rivolto alla minoranza del partito, il premier-segretario, a meno di un mese dal referendum, se la prende col fronte del NO che ha come obiettivo, dice, solo quello di far cadere il governo, provocando l'amara reazione di Pier Lugi Bersani chiaramente a disagio in un partito, o in una 'ditta', ormai caratterizzato secondo lui da "arroganza e sudditanza", con chiaro riferimento a Renzi e ai suoi atteggiamenti. "Nel Pd - spiega l'ex-segretario da Palermo  - ci vogliono libertà, autonomia, schiena dritta, pensiero, democrazia: non chi vuole arroganza e sudditanza". "Mi impressiona che tutti gli altri stiano zitti" aggiunge commentando i cori della Leopolda. Ma Renzi non accenna a decelerare, convinto di aver già dato con le correzioni all'Italicum concordate con Cuperlo e del fatto che "i leader del fronte del No usano l'appuntamento del 4 dicembre per tentare la spallata al Governo". Per Renzi "vogliono tornare loro a guidare il Paese e si rendono conto che questa è l'ultima chance". "Ecco perché - scrive il premier sulla sua e-news - da Berlusconi a D'Alema, da Monti a De Mita, da Dini a Cirino Pomicino fino a Brunetta Grillo e Gasparri stanno tutti insieme in un fronte unico. Provate a chiedere loro su cosa andrebbero d'accordo: su nulla, probabilmente. Solo sul dire no". Nella risposta di Bersani il segno di quanto lo abbiano ferito le considerazioni di Renzi e quei cori contro la minoranza Pd risuonati nella vecchia stazione fiorentina: "Fuori fuori? I leopoldini possono risparmiarsi il fiato, vanno già fuori parte dei nostri. Io sto cercando di tenerli dentro, ma se il segretario dice 'fuori, fuori' bisognerà rassegnarsi...". E ancora: "Ho provato una grande amarezza. Vedo un partito che sta camminando su due gambe, l'arroganza e la sudditanza. Cosi non si va da nessuna parte. Io non voglio niente se non poter  parlare". L'ex-segetario, confermando che voterà NO il 4 dicembre dice che sul tema della Costituzione non esiste una disciplina di partito e che "un partito che è al governo e ha la maggioranza in Parlamento e pone la fiducia sull'Italicum non può certo cavarsela con un foglietto fumoso". "Penso che Renzi voglia tenersi mano libere, altrimenti ci sarebbe stato qualcosa di serio. Il 'no' al referendum - dice ancora 'ex-segretario - è un modo per far saltare l'Italicum, il resto sono chiacchiere. Su quel foglietto c'è scritto stai sereno, ma io voto NO perchè i preoccupa l'incrocio tra il referendum e l'Italicum, con un 'governo del capo' e parte del Parlamento nominato. Non sto parlando di noccioline. Non posso tollerare questo rischio con conseguenze gravissime".

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