Botte a destra e a manca, le "guerre" a sinistra e destra fino al 4 dicembre

. Politica

Infuriano  le polemiche in quello che fu il centrodestra, ma anche nel Pd le cose non vanno molto meglio. E' sempre più evidente la presenza di due partiti in uno, con regolamento dei conti rimandato a dopo il referendum qiando una nuova geografia politica sarà più chiara. Renzi vincitore o sconfitto, e pronto a lasciare palazzo Chigi per non farsi bollire, come  nuovamente ribadito dallo stesso premier, fa una bella differenza e delinea diversi scenari. Attacchi personali, con colpi sotto la cintura, stanno costellando la sfida tutta intera al Pd, con un'unita' seriamente a rischio. Pierluigi Bersani considera un "arrogante" Renzi e non gli avrebbe affidato nemmeno la gestione di un bar, atro che la sua amata Ditta. Ma anche i vari Orfini, Cuperlo e Speranza hanno partecipato alla bagarre. Con in prima fila l'immarcescibile D'Alema, che molto deluso dai vecchi discepoli, si e' ironicamente autodefinito come l'ultimo dei dalemiani, peraltro critico. E se ne e' uscito sarcasticamente contro il giovanotto toscano: "Abbiamo  una classe dirigente come Willy il coyote, semina trappole terribili poi ci finisce dentro". Sul fonte opposto infuria la battaglia tra il populista Salvini, spalleggiato dalla Meloni e da una padre di FI, come il governatore Toti contro quel Parisi, incaricato da Berlusconi di fare non un semplice ritocchino a Fi ma di porre le basi per una sorta rifondazione. Con Alfano, in agguato, che appoggia Parisi, sempre se mollerà i lepenisti nostrani. L'ex delfino pronto a ritornare con il suo vecchio re per fare un nuovo partito dei moderati. Con Berlusconi in posizione attendista, ma che non dara' mai ad Alfano un nuovo lasciapassare per guidare il centrodestra. Eventualmente se minoritario dovrà essere, vuole essere lui ad accordarsi direttamente con Renzi. Tutti aspettano il 4 dicembre e Berlusconi aspetta anche un giorno per lui ancora più importante, quello in cui il governo darà il suo parere al tribunale di Strasburgo sulla sua richiesta di annullare la sua incandidabilita' , perché ritiene ingiustamente retroattiva la famosa legge  Severino

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