Renzi punta sulla "maggioranza silenziosa" contro i "nuovi patrioti" della Costituzione

. Politica

Prima e dopo il voto del 4 dicembre sembra essenziale per i riformatori affrontare il tema del rapporto tra popolo e Costituzione che sembrava finito in soffitta. E' stato, nei giorni scorsi, Antonio Polito a evidenziare questo non certo trascurabile dato. La Carta di settanta anni fa, evidentemente non e' percepita solo come una declamazione di diritti e una sequela di disposizioni tecniche, ma anche come uno strumento di coesione nazionale. Secondo l'editorialista del Corriere "tra le motivazioni del No al referendum compare anche la volanta' di difendere la Costituzione. Forse abbiamo sottovalutato questo sentimento, interpretando la grande divisione  dell'elettorato italiano secondo linee esclusivamente partigiane, pro o contro Renzi". Ecco quindi che a sorpresa nasce una sorta di "patriottismo costituzionale". I motivi? In momenti di smarrimento e crisi di alcune garanzie di protezione da un potere politico spesso ondivago e intrusivo, magari cercare rifugio nella tradizione dei padri puo' apparire rassicurante. E se il cantore Benigni ha abbandonato la sua retorica della "Costituzione più bella del mondo" ed anche larga parte della sinistra voglia modificarla, come già in America e' una parte della destra ad assumerne la difesa. In America la destra radicale si intesta la difesa dei diritti costituzionali dalle trame di Washington, in Italia questo sentimento si e' diffuso tra strati tutt'altro che politicizzati. Con il paradosso che una parte cospicua dell'opinione pubblica vede la Carta, scritta dai partiti usciti dalla Resistenza, come uno strumento di difesa dai partiti di oggi, di cui non si fida, e come uno strumento di difesa anche da quelle innovazioni (tipo euro o ristrutturazione delle banche), presentate come salvifiche e poi condannate come capri espiatori della crisi. Altro paradosso e' che molti eredi di chi scrisse quella Carta, post democristiani e post comunisti confluiti nel Pd, la vogliano ora cambiare, mentre gli eredi di chi era contro o fuori, si battono per non toccarla. E quello che Renzi dovrà convincere per ribaltare i sondaggi (non sono pubblicabili per legge negli ultimi 15 giorni prima del voto, ma i vari leader continuano a commissionarli), che continuano "impietosamente" a darlo sotto di diversi punti, e' almeno una parte di questo zoccolo duro, che poi fa pare di quella"maggiorana silenziosa" a cui si sono spesso rivolti i politici per cercare la vittoria. Tipo Silvio Berlusconi. Insomma Renzi punta ora al voto dei moderati del centrodestra. Il premier sta focalizzando gli ultimi giorni di campagna elettorale proprio sull'elettorato di centrodestra, dal momento che mobilitare questo popolo in negativo, ovvero per affossare riforme e governo, sembra più difficile che spingerlo a votare per la continuità. Rimane pero' l'incognita di quel "patriottismo costituzionale" che alla fine potrebbe prevalere e rendere vani gli sforzi di Renzi. 

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