Appello di Napolitano "disgustato dall'aberrante sfida", "votate la mia riforma", Renzi giudicatelo alle politiche. Ma lui tira diritto

. Politica

Re Giorgio torna nell'agone politico nel per lui insolito salotto di Bruno Vespa, per lanciare il suo appello in vista del voto del prossimo 4 dicembre. Che suona più o meno così': Sono disgustato da questa "aberrante sfida", non mi piace affatto come Renzi ha condotto la campagna elettorale, ma ora siete chiamati a giudicare la riforma non Renzi ed il suo governo. A questo penserete a tempo debito alle politiche. E ricordatevi che le riforme le ho volute io, e seppure a malincuore ho dato il mandato a Renzi, che ha fatto fuori Letta, proprio per questo. Certo così esplicito l'ex capo dello Stato, che oggi si chiama presidente emerito, non voleva e non poteva esserlo. Quello che ha spiegato Napolitano e' che "con questa riforma non si fanno miracoli, ma passi avanti". Quanto alla legge elettorale ha rilevato che va cambiata, perche' "molto e' cambiato nel contesto politico da quando e' stata approvato l'Italicum". Quello che ha espresso con parole nette e' anche la natura del voto: "Non votiamo al referendum non per giudicare Matteo Renzi. Per quello c'e' il voto politico". Commentando l'analisi del Financial Times, secondo il quale in caso di vittoria del No l'italia darebbe l'addio all'euro, Napolitano ha ammonito: "I rischi di crisi finanziaria ci sono sempre e, in questa fase possono anche accrescersi per conseguenza di eventi internazionali che conosciamo". Ancora: "Non vorremo vedere il famoso spread che cresce". Chissà cosa avrà pensato la moglie di Napolitano, la signora Clio, ascoltandolo in Tv. Forse le sarà passato per la testa: "Ma o te lo avevo detto…Sarai pure il politico migliore al mondo, ma io come donna certe cose le sento". Infatti nella famosa cena al Quirinale nella quale si decise per il cambio della guardia a palazzo Chigi non e' che Renzi avesse impressionato molto favorevolmente dal lato umano la signora Clio. Quel giovane così distante dall'aplomb del marito ed anche dell'altrettanto giovane Letta, non la aveva convinta. E poi lo vedeva un po' troppo sbrigativo per non dire quasi arrogante. E c'era anche il fatto che già si capiva l'intenzione di Renzi di fare fuori tutta la vecchia guardia post comunista. E così il tempo e' stato galantuomo nello spiegare meglio la strategia del giovane leader, fare si' le riforme, ma usarle a suo uso e consumo, anche all'interno del Pd. Matteo non si scompone e tira diritto, ormai la strada imboccata e' quella dello scontro con l'accozzaglia. Solo uno rimarrà vivo, con il destino del governo appeso al risultato del referendum. "Se volete una classe dirigente aggrappata alla poltrona e che non cambia mai prendetela, perché io non sto così. Io sto qui se posso cambiare le cose. Non sto aggrappato al mantenimento di una carriera. Non ho niente da aggiungere al curriculum vitae", le sue parole. Due si' molto diversi quelli di Napolitano e di Renzi. Comunque e' chiaro che a seconda di come vada il voto, al di la' dei Si' ed anche dei No differenti per motivazioni, si apriranno scenari molto diversi tra loro. Con uno scenario senz'altro molto più complicato e pieno di variabili, impossibili da prevedere da parte degli stessi protagonisti, nel caso di affermazione del No. Renzi ci penserà dal 5 dicembre. 

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