"I piani B vanno bene per gli eunuchi…", ma per Renzi se vince il No meglio elezioni anticipate che Congresso come vuole Bersani

. Politica

A palazzo Chigi non si studiano piani B, "quelli vanno bene per eunuchi…", ma una strada dovrà pur essere individuata nella malaugurata ipotesi di una vittoria del No. In caso di una vittoria di misura del No, secondo i sostenitori di Renzi, il pallino rimarrebbe ancora nelle mani del premier.  E quel pallino scivola verso le elezioni anticipate, probabilmente nella prossima primavera. Lo ha detto chiaramente  il solitamente cauto Guerini: "Se c'e' la volontà politica possiamo lavorare su una uova legge elettorale in breve tempo ed andare ad elezioni entro l'estate del 2017". Naturalmente in proposito l'ultima parola sarà quella del Presidente della Repubblica. Ma c'e'anche la manovra da approvare. Secondo alcuni dei suoi Renzi si troverà davanti ad un bivio, andarsene a fare il segretario, oppure tornare alla guida del governo (dopo le inevitabili dimissioni) sempre che fosse richiamato dal capo dello Stato, se non riuscissero a venire a capo di niente, un po' come e' successo con Napolitano. Non per fare "inciuci" ma per fare un governo alle sue condizioni, con un chiaro programma (in cui la principale ragione sarebbe la riforma della legge elettorale) e con l'orientamento delle elezioni anticipate. Renzi si e' lasciato andare con i suoi ad alcune considerazioni: "Mi chiederanno di restare, perché non c'e' un altro vero leader alternativo, possono fare solo un governicchio…". Di tutt'altro avviso ovviante Bersani con tutta la sua minoranza, che potrebbe anche improvvisamente allargarsi, pronto a chiedere un Congresso del partito anticipato, altro che elezioni anticipate. Prima il senso e' quello che bisogna fare chiarezza in casa Pd  e riassettare tutto in base a ciò che e' successo. Se infatti dovesse prevalere la linea di fare le elezioni anticipate e non il Congresso, che verrebbe rimandato, vorrebbe dire affrontarle con Renzi segretario. Ed il segretario ha il compito di proporre le liste alla Direzione che le approva ed ha in mano lo Statuto del Pd che stabilisce che non sono ricandidabili i parlamentari con tre mandati alle spalle. Molti della minoranza interna, Bersani in testa, verrebbero esclusi, tranne deroghe votate dalla Direzione. Non c'e' dubbio che il voto del 4 dicembre segnerà comunque vada una tappa fondamentale nella storia del Pd e sarà decisivo per il suo futuro.

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