La "nostalgia" per i grandi direttori di giornali e il "sor" Nino

. Politica

Quando eravamo ragazzi e non c'erano i social, spesso scattava anche allora l'ora del richiamo. Magari alle tre di notte, il nostro tam-tam ci portava, dopo ore trascorse con le nostre ragazze, a darci un appuntamento tra soli uomini. Meta la casa di un amico, tra i leader del gruppo, in campagna. Con uno sballo da realizzare, tagliatelle fatte in casa, salsiccia e broccoletti ed un buon vino Merlot, fatto dal suo contadino. Ed anche spaghetti, aglio-oglio e peperoncino. Allora una notte ci trovammo sotto la casa di Marchetto, nella centralissima del Corso, e tutti, una quindicina con clacson e urla, ad invitare Marchetto a scendere. Alla fine arrivo', ancora un po' assonnato, mentre il padre, un "grande" si affacciava imprecando "a raga' qui ognuno fa come cazzo gli pare, ed allora sapete che vi dico, io me ne vada a mignotte!…". "Un boato approvo' le sue parole. Perché era un padre che chiedeva semplicemente il rispetto delle regole, lui il capo di casa che non si sentiva rispettato. Ma era amato da tutti e lo sapeva. Ora sta succedendo un po' lo stesso nel mondo politico e soprattutto giornalistico. Non ci sono più i grandi direttori di giornali, che hanno reso celebre questa professione. a parte i grandi maestri come Montanelli e Scalfari, mancano anche nomi come Missiroli oppure Paolo Mieli. E cosa succede? Anche nei maggiori giornali, c'e' una gran confusione, "ognuno fa come (o meglio scrive) cazzo gli pare". Manca una linea, non si capisce una mazza. Begli articoli, ma ognuno dice la sua, senza più distinzione tra cronaca ed editoriale. Tutti trasformati in editorialisti, ed ognuno con un sua tesi. Ma i direttori che ci stanno a fare? Poi ci sono i fondi, che in occasioni importanti al Corriere, andrebbero affidati solo ad Antonio Polito. Perché ha lucidità di analisi.

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