"Accozzaglia" contro "accozzaglia", pro e contro elezioni. Determinante il Pd

. Politica

Se Matteo Renzi aveva parlato di "accozzaglia del No", oggi le "accozzaglie" sono diventate due, quella per il voto subito e quella che vorrebbe aspettare la scadenza naturale della legislatura nel 2018. Ovviamente le ragioni dei due due schermanti, al di la' delle dichiarazioni di rito, non sono animate dal rispetto della democrazia della nobiltà della politica. Grillo, Salvini e buona parte di Forza Italia vogliono andare a votare subito. E questa vola Renzi e' con loro. Berlusconi ha le mani legate, vorrebbe aspettare per essere ricandidabile, ma a tutto c'e' un limite nella difesa dei propri interessi personali. Renzi vuole andare a votare al più presto per giocarsi la partita decisiva della sua vita politica. Mezzo Pd, quello delle vecchie volpi e dei giovani volpini, vedi tra i primi i Bersani e D'Alema e tra i secondi "tarzan" Franceschini, così soprannominato per saltare rapidamente da una lina all'altra delle correnti del suo partito, e non solo, ed un altro giovanotto, che sia autoconsidera di belle speranze, Orlando, attuale ministro della Giustizia. Il problema e' che se sesi vuole fare un governo una maggioranza va trovata, e l'accozzaglia che vuole arrivare al 2018 non ha molte frecce nel suo arco. Questa legislatura, già tirata per i capelli, sembra davvero essere giunta al termine. Il problema di una certa sinistra e' di andare ad elezioni solo con la vittoria in tasca. Nonostante l'ancora vivo ricordo della "gioiosa macchina da guerra" di Achille Occhetto. 

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