Il patto dei 100 renziani e le manovre di "Tarzan" Franceschini

. Politica

La soluzione della crisi parte soprattutto dai rapporti interi al Pd. I giochi sono tutti in quel partito, già profondamente diviso sul referendum ed oggi ancora più diviso sul cosa fare. Andare ad elezioni subito, come sostiene Matteo Renzi, o temporeggiare come vuole tutta la sinistra interna per fare logorare e cuocere a fuoco lento il premier e per farlo fuori prima dalla segretaria e successivamente anche dalla candidatura per la leadership nelle prossime elezioni. Nonostante ripensamenti e riposizionamenti di molti che rendono difficili calcoli, si parla del "patto dei 100", renziani pronti a stoppare le manovre per un governo che non abbia l'approvazione di Matteo. Ma ci sono trame, più o meno vere, come quella che vedrebbe all'opera il duo Franceschini-Orlando, per spartirsi le spoglie. A "Tarzan", Franceschini, conosciuto per la sua abilita' nel saltare da una liana all'altra, palazzo Chigi mentre ad Orlando, attuale ministro della Giustizia, la segreteria. Ma oggi immaginare un partito senza Renzi, vorrebbero dire per il Pd un'abdicazione sicura dal ruolo di primo partito e di asse, comunque fondamentale, per qualsiasi accordo. C'e' il Corriere che attribuisce 100 deputati a Franceschini (cosa curiosa, perché ieri il patto dei 100 renziani era stato annunciato dal molto serio e bene informato Nino Bartoloni Meli sul Messaggero, mentre oggi risponde con lo stesso numero pero' degli avversari, Monica Guerzoni sul Corriere), ed aggiunge che la sua "sintonia" con il Quirinale sta attraendo molti peones, ma anche capi corrente. Molti appaiono pero' di difficile collocazione. Come per esempio il capogruppo, Ettore Rosato, incluso tra gli uomini di Franceschini, ma che finora ha dimostrato completa lealtà nei confronti di Renzi. Poi ci sono i Giovani (seppur moto divisi) Turchi. Con Andrea Orlando e Mateo Orfini in rotta di collusione. Nel tutto Bersani sta alla finestra, attento a dare se possibile la zampata al momento giusto. Il problema di fondo e' che un partito così dilaniato rischia di implodere come e' già successo a destra. E ce' chi frettolosamente parla di un partito di Renzi che porrebbe avere la maggioranza relativa nel paese. Renzi e' giovane ma di politica ne mastica da molti anni e sa bene che e' meglio giocarsi le sue carte con un partito alle spalle, tra l'altro con un partito si chiama Pd. Poi e' bello vedere come ormai sugli stessi giornali appaino sistematicamente articoli con opposto ispirazione. Soprattutto all'interno della sinistra c'e' chi parteggia per il Tizio o per il Caio, ricevendone benevolmente in cambio informazioni. Che poi sono il pane per ogni giornalista. Facendo attenzione che non sappia troppo di sale. "Ora et manovra", il motto che gli avevano cucito addosso i suoi "amici" a Franceschini, come ricordato da un altro pezzo di Verderami sul Corriere. "Cosa pensare di lui, Renzi l'aveva detto due anni fa al microfono di una direzione del Pd: 'Scusate, nella ressa e' sparito un cappotto. Dario si e' già costruito un alibi di ferro…". A furia di leggere battute di lui, Franceschini si e' un po' piccato ma per replicare ha scelto l'arma dell'ironia. "Niente male i retroscena, ieri ho fatto un accordo con Berlusconi, oggi con D'Alema. Anticipo i giornalisti:domani con Grillo e poi Salvini", le sue parole diffuse su Twitter. Un'ironia che anche ieri il ministro non aveva mancato di manifestare quando ha replicato a quegli che gli telefonavano: "Non posso parlare, sono ad Arcore a chiudere l'accordo con Silvio…".  

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