Gentiloni al Quirinale con la lista, la minoranza Pd chiede "discontinuità"

. Politica

Paolo Gentiloni sale al  Quirinale alle 17,30 per sciogliere la riserva e consegnare a Mattarella la lista dei ministri scelti per il suo governo. Tappe forzate dunque per l'insediamento del nuovo esecutivo che si presenterà con qualche faccia nuova, qualche spostamento di poltrona e molte conferme rispetto al Renzi I, per consentire al premier, una volta giurato e ottenuta la fiducia dalle Camere tra domani e dopodomani, di partecipare a pieno titolo al Consiglio europeo di giovedì. Già, la lista: quell'elenco di nomi che agita ogni vigilia di soluzione della crisi e che molto spesso nella storia repubblicana è stato cambiato o rivoluzionato perfino sulle scale del Quirinale da presidenti incaricati (armati di gomme da cancellare o di bianchetto) impegnati a tener conto i tutte le richieste e alla ricerca di quel difficile equlibrio che è caratteristica di ogni nuova formazione. In dirittura finale dunque ma non ancora timbrati, gli spostamenti e le new enty di cui si parla nello sport più praticato nel Palazzo in queste occasioni, il toto-nomi. Alfano dagli Interni agli Esteri? O la spunterà Fassino? Minniti al posto di Alfano? La Boschi dalle Riforme a palazzo Chigi, come sottosegretario, dove rimarrebbe anche Lotti? Padoan inamovibile all'Economia, così come resterebbero a loro posto altri ministri di peso come Orlando, Pinotti, Delrio, Franceschini, Lorenzin. E chi al posto della Giannini e di Poletti dati in uscita? E infine se e quale riconoscimento ai verdiniani di Ala impegnati a sostenere anche questo nuovo governo? Mentre Gentiloni concludeva il suo giro di consultazioni con le forze parlamentari (mancant all'appello leghisti e Cinquestelle, come promesso), si riuniva la direzione Pd per certificare il suo sostegno pieno al presdente incaricato. Una riunione tesa, il primo confronto interno dopo il referendum, cui ha partecipato anche Matteo Renzi (in golfino blu) che si era appena tolto qualche sassolino dalla scarpa in un'intervista a Qn in cui ha parlato apertamente e desolatamente della conclusione della sua vicenda politica a palazzo Chigi come del "ritorno della Prima Repubblica". Renzi vuole primarie e congresso subito e poi elezioni. Una riunione scandita dalle parole di Orfini (secondo cui il governo Gentiloni ha tempi di sopravvivenza stretti, un governo che non può e non deve arrivare alla fine della legislatura ormai in prossimità del capolinea) e dai 'paletti' della sinistra interna che ha assicurato il suo sì alla fiducia ma ha anche chiesto "discontinuità" rispetto al Renzi I e sottolineato di volersi riservare di votare contro provvedimenti non condivisi. Roberto Speranza ha chiarito: "Non si può ignorare quello che è accaduto il 4 dicembre, serve discontinuità. Così la sinistra non ha senso, noi non siamo più noi stessi e il Pd è destinato a morire". E ha concluso, provocando un brusio di disappunto e un accenno di protesta della platea: "Se non c'è spazio per chi ha votato No al referendum lo si dica. Renzi lo dica con chiarezza" senza ricorrere "a insulti organizzati su internet o a manifestazioni sotto al Pd".

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi