Gentiloni presenta il programma alla Camera, "Quanto duro? Finchè ho la fiducia..."

. Politica

Paolo Gentiloni ha presentato il suo programma di governo alla Camera chiedendone la fiducia che verrà votata stasera. I problemi li troverà eventualmente al Senato dove gli mancheranno i voti dei verdiniani (non accontentati sulle poltrone) anche se, forse, non saranno determinanti. Il premier ha parlato per una ventina di minuti con toni sereni, quasi dimessi (ricevendo solo un paio di applausi) non nascondendo le difficoltà cui andrà incontro e individuando come punto di partenza i risultati ottenuti dal governo del suo predecessore, Renzi, di cui ha invitato tutti a rispettare la coerenza dimostrata con le dimissioni, non dovute, dopo il risultato del referendum. Vuoti, come annunciato, i banchi dei Cinquestelle, della Lega e di Ala. "Le consultazioni - ha detto Gentiloni, al centro dei banchi del governo con alla sua destra Alfano - hanno evidenziato l'impossibilità di una convergenza generale nel sostegno al governo di responsabilità che pure era stata invocata. Ne abbiamo preso atto, procedendo nel quadro della maggioranza anche se ci auguriamo possano maturare apporti e  convergenze più larghe sui singoli provvedimenti". Poi ha invitato i deputati a non essere protagonisti di una "passione politica degenerata". "Chi come me è sempre stato animato da passione politica non si ritrova nella degenerazione di questa passione. La politica, il Parlamento, sono il luogo del confronto dialettico, on dell'odio e della post verità. Chi rappresenta i cittadini deve diffondere sicurezza, non paure. Su questo è impegnato il governo e anche su questo chiede alla Camera la sua fiducia". Quindi ha dato una risposta a tutti coloro che si interrogano sulla durata del suo governo: tre mesi, sei mesi o di più? "Un governo dura fin quando ha la fiducia del Parlamento..." ha detto seraficamente il premier.

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"Le consultazioni hanno reso chiaro che era impossibile una convergenza di tutti, ne abbiamo preso atto procedendo nel quadro della maggioranza, anche se auspichiamo possano maturare convergenze più ampie sui singoli provvedimenti", dice il premier. "Ma di una discontinuità nel confronto pubblico avremo bisogno e sarà mio impegno personale" assicura. "Chi come me è sempre stato animato da passione politica non si ritrova nella degenerazione della passione per la politica" perché "la politica e il Parlamento sono il luogo del confronto dialettico, non dell'odio o della post-verità".

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